Venerdì 6 Dicembre 2019

"Zhivago Story – il libro che non doveva essere scritto" arriva a teatro con prima nazionale al Off Off Theatre di Roma il 13, 14 e 15 dicembre 2019

Cristian Pedrazzini
scarica l'articolo in formato pdf

Lo spettacolo, prodotto da Parmidia, scritto e diretto da Angelo Ruta, con musiche originali di Angelo Giovagnoli, una macchina scenica di Ivan Paradisi, e i costumi di Alessandra Gramaglia realizzati dalla Sartoria del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, vede come protagonista Pietro Pignatelli, reduce da grandi successi con musical come Grease, Pinocchio, Peter Pan, Turandot la Regina di Ghiaccio, Musicanti e spettacoli di prosa come Vincent, Il Poeta Volante, Medea di Portamedina.

Con prima nazionale al Off Off Theatre di Roma il 13/14/15 dicembre 2019Zhivago Story toccherà oltre 40 piazze in tutta Italia, da Napoli a Milano, da Modena a Modica, da Trieste a Bari, per poi continuare nella stagione 2020/2021 in tante altre città italiane, in vista delle principali capitali Europee.

Angelo Ruta pone al centro della narrazione il potere dei libri, capaci di cambiare il corso della storia in modo incruento. Il tutto alternando una spy story a una storia d’amore.

Da dove cominciare per raccontare le vicissitudini che portarono alla pubblicazione di un libro come  Il dottor Živago? E soprattutto come raccontare questa storia, dal momento che è così rocambolesca da non sembrare neanche vera? Meglio dire perché raccontarla: perché Il dottor Živago rappresenta un caso emblematico dell'urgenza di esprimersi, dell'incontrollabile necessità di far sentire agli altri la propria voce”.

Sulla scena un solo attore ricostruisce tutta la vicenda, tra salti temporali e divagazioni poetiche, accanto a una curiosa macchina scenica, una sorta di “scatola delle meraviglie” realizzata dall’artista del legno Ivan Paradisi. È questo il caso di confidare nella potenza evocativa di certe immagini o di certa musica per trasportarci altrove; tanto più che l'altrove è un passato recente già radicato in noi, fatto di foto in bianco e nero, di storiche collane di libri, di film entrati nell'immaginario collettivo.

L'azione accelera quando passa da un fatto privato, la redazione del manoscritto, a un affare di Stato. Siamo negli anni '50 del secolo scorso, nel pieno della Guerra Fredda: Unione Sovietica e Blocco occidentale portano la tensione a un livello altissimo, tanto che per impedire la pubblicazione del libro vengono coinvolti i più alti gradi della politica, della diplomazia e dei servizi segreti di vari Paesi.

Eppure questa storia lascia intatta l'anima dei due protagonisti, Pasternak e Feltrinelli, che sono stati in grado di pubblicare Il dottor Živago così come era stato pensato, senza omissioni e senza censure, cioè senza tradirlo.

Da un punto di vista musicale, è un viaggio visionario quello composto da Angelo Giovagnoli che accompagna l’azione scenica di Zhivago Story. Dalle atmosfere intime del tema per solo piano ai colori e alla forza poetica dell’orchestra, legata ai momenti della memoria. Sullo sfondo, il mondo fantasmagorico di Skrjabin, le cui ombre si allungano sulla Russia a cavallo tra due secoli e sui sogni del giovane Pasternak. L’uso della citazione e di una strumentazione inusuale rafforzano la tessitura originale scritta per questo testo.

Lo Spettacolo sarà in scena in questa prima stagione nelle seguenti città: Roma, Casalnuovo, Modica, Pistoia, Caprarola, Napoli, Prato, Milano, Trieste, Savona, Lanciano, Manfredonia, Cervia, Forlì, Bari, Brindisi, Pontremoli, Bagni di Lucca, Modena.

Sinossi:
1955. Nonostante la guerra sia finita da oltre un decennio, la tensione tra Occidente e Unione Sovietica è altissima. L'egemonia che il Paese comunista esercita in Europa vede la sua punta in Italia, dove il PCI di Togliatti è il secondo partito per numero di voti. La cosiddetta “guerra fredda” si regge sul sospetto. 
Da entrambe le parti si potenziano gli arsenali bellici, tanto che mai come adesso si arriva così vicini al rischio di un fatale scontro nucleare. 
In quel 1955 uno scrittore russo ormai vecchio e isolato conclude il romanzo storico cui ha dedicato le energie degli ultimi dieci anni: il suo nome è Boris Pasternak e il titolo del romanzo “Il dottor Živago”. 
L'opera viene però rifiutata da Novi Mir, l'Unione degli Scrittori, che non può permettere la pubblicazione di un libro in cui sono messi a nudo i lati più oscuri della rivoluzione d'Ottobre. Nello stesso '55, in Italia, un giovane di famiglia aristocratica ma di forte simpatia comunista decide di fondare una Casa Editrice. Il suo nome è Giangiacomo Feltrinelli. È a lui che in maniera fortuita arriva il manoscritto del libro, attraversando clandestinamente i confini dell'Unione Sovietica. 
A Feltrinelli bastano pochi giorni per rendersi conto che ha in mano un capolavoro e manda subito una proposta di contratto a Pasternak; il quale risponde con entusiasmo ma lo mette in guardia dal rischio di possibili interferenze. Infatti la polizia segreta russa, il KGB, è già al corrente della trattativa e inizia la sua azione per fermarla. 
Pasternak, che dialoga con Feltrinelli solo per lettera (i due non si conosceranno mai), lo avverte di tener conto solo della corrispondenza scritta in francese. Così l'editore ignora i telegrammi che il KGB scriverà a nome dello scrittore per farsi restituire il manoscritto; al contrario, una volta firmato il contratto, ne avvia rapidamente la traduzione. A questo punto il KGB contatta il PCI per fermare Feltrinelli, che viene convocato a Roma da Togliatti. Ma Feltrinelli non cede e conferma di voler pubblicare il libro. Intanto Novi Mir propone a Pasternak di pubblicare “Il dottor Živago” con tagli che lui giudica inaccettabili; nello stesso tempo gli impone di scrivere a Feltrinelli per rimandare la pubblicazione fino a che il libro non sarà uscito in URSS. Ma il telegramma è in italiano e ancora una volta Feltrinelli non ne tiene conto. Il PCUS insiste facendo pressioni su Longo, ma neanche lui riesce a far cambiare idea a Feltrinelli; la pubblicazione del libro diventa forse, per il giovane editore, una sorta di rivincita per non esser mai stato accettato del tutto dal PCI, a causa della sua estrazione sociale e del suo censo. Nel 1956, l'arrivo di Chruscev al Cremlino e la sua aperta denuncia dei crimini di Stalin portano una speranza di cambiamento; speranza destinata a svanire presto. Infatti, in quello stesso anno, tra ottobre e novembre, i carri armati sovietici invadono l'Ungheria e soffocano nel sangue la sollevazione di uno dei paesi legati all'URSS dal Patto di Varsavia. 
Il clima anti-libertario dei fatti d'Ungheria si riflette in particolare in Europa. Messo alle strette, Pasternak viene costretto a mandare un altro telegramma in cui chiede a Feltrinelli di riconsegnare il manoscritto. Feltrinelli ancora una volta nega. Surkov, presidente di Novi Mir, si reca a Milano per recuperarlo e impedirne la pubblicazione. Ma è troppo tardi. Il testo è già stato tradotto e il 23 novembre 1957 viene pubblicato. “Il dottor Živago” diventa subito un caso editoriale. L'immediata fortuna e la rapida traduzione in Francia e in Inghilterra scatenano una feroce campagna di aggressione contro Pasternak, accusato di voler ricoprire di fango la grande storia della Russia. Ciò muove i Servizi Segreti Americani a intervenire. 
“Il dottor Živago” infatti rappresenta una sfida all'etica sovietica che giustifica il sacrificio dell'individuo a favore del sistema. Con la complicità dell'agenzia di spionaggio per l'estero della Gran Bretagna, la CIA entra in possesso dei microfilm del manoscritto originale, forse fotografandolo durante la sosta insolitamente lunga di un aereo a Malta. Sarebbe poi opera della CIA la pubblicazione in Olanda di alcune centinaia di copie in russo, che vengono distribuite clandestinamente alla Fiera mondiale del Libro di Bruxelles a visitatori sovietici, attraverso lo stand del Vaticano. Altre vengono fatte entrare clandestinamente in URSS e circolano tra dissidenti e intellettuali. La pubblicazione del libro non sfugge al Comitato per il Nobel per la Letteratura, che ha già candidato diverse volte Pasternak; e nel 1958, a un anno esatto dalla pubblicazione del “Dottor Živago” in Italia, decide di assegnargli l'ambito premio. Per tutta risposta, Pasternak viene espulso dall'Unione Scrittori e diffidato dall'andare in Svezia a ritirare il premio, cui suo malgrado rinuncia. Gli è inoltre vietato ricevere compensi per un libro non autorizzato nel suo Paese. Così i cospicui diritti d'autore, che si stanno via via accumulando, vengono versati da Feltrinelli in un conto intestato a Pasternak presso una banca svizzera. Ma lo scrittore non ne può disporre. 
Perché allora non se ne va via dall'URSS, anche a costo di non poterci più tornare? La risposta è nel libro: come Živago, anche Pasternak è diviso dall'amore per due donne. Oltre alla moglie, ha una relazione con la scrittrice Olga Ivinskaia, verso la quale sente un'intesa molto più profonda; è su di lei che si sposta la campagna diffamatoria quando la notorietà di Pasternak cresce a tal punto da renderne controproducente l'ulteriore persecuzione. Olga, accusata di essere la musa ispiratrice del libro, viene incarcerata insieme alla figlia e costretta ai lavori forzati per otto anni. 
Intanto il libro continua ad essere tradotto e pubblicato in numerosi Paesi. Pasternak muore due anni dopo, ancora perseguitato nel suo Paese e in povertà. All'indomani della pubblicazione del romanzo in Italia, in una lettera carica di gratitudine, aveva scritto a Feltrinelli: “Il futuro ci ripagherà”.

Zhivago
Zhivago
  • Zhivago Story - Il Libro che non doveva essere scritto - con sottotitoli

Consigliati da SpettacoliNews

scopri tutto

Articoli Correlati

scopri tutto
Sabato 25 Gennaio 2020 ore 16:01:39
Il ballerino Nicolai è un nuovo allievo della scuola di "Amici" di Maria De Filippi #Amici19 https://t.co/RkwwBcczj1
Sabato 25 Gennaio 2020 ore 13:40:04
#noneladurso: ospiti di domenica 26 gennaio @carmelitadurso @LiveNoneladUrso 👇 https://t.co/js91bcpBbp https://t.co/EsoWw8Nh5Z

Mailing List