Vincent Van Gogh L’odore assordante del bianco visto al Teatro Manzoni
Martedì 20 Novembre 2018

Vincent Van Gogh L’odore assordante del bianco visto al Teatro Manzoni

In una scena tutta bianca Alessandro Preziosi diventa il grande pittore al centro della pièce di Stefano Massini

Valeria Prina
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Van Gogh c'est moi. In Vincent Van Gogh L’odore assordante del bianco ora a Milano al Teatro Manzoni l'identificazione di Alessandro Preziosi con il grande pittore è totale: non tanto estetica, ma ben oltre. Lui stesso racconta di essere andato al Museo d’Orsay e di essersi sorpreso a pensare «che grandi quadri che ho fatto». E’ una identificazione che il testo di Stefano Massini stimola. Ed è un testo non facile, che potremmo definire «alto» e nulla concede alle mode e alla banalità. Del resto misterioso potremmo considerare il processo che permette a qualcuno di tradurre in immagini pittoriche le visioni create con la mente o viste nella realtà.

Per il pubblico diventa un percorso all'interno della sensibilità del pittore e dei pittori. Così l'incontro che apre la pièce tra Vincent Van Gogh e il fratello Theo fa intersecare ricordi personali e di famiglia che coinvolgono i due fratelli, ma insieme parla della febbre della pittura. I quadri, dice a un certo punto Van Gogh, parlano più delle persone. Così lui dice di volere qualcosa da ciascuno degli altri, come Gauguin, Signac, Toulouse-Lautrec.

In un mondo totalmente bianco, Alessandro Preziosi nel ruolo di Van Gogh si muove come affaticato, schiacciato da quel mondo che non riconosce, a sua volta costretto in una bianca camicia che ricorda quella di forza, tipica di un manicomio. E qui, nel manicomio di Saint-Paul-de-Mausole presso Saint-Rémy, lo vediamo ricevere la visita del fratello Theo l'8 maggio 1889. Con altre figure avrà degli incontri successivi: sono il medico, due infermieri e il direttore del manicomio, che unico sembra capire la sensibilità del pittore.

Una forte concatenazione nella pièce coinvolge più elementi che un tempo non sarebbero sembrati così compatibili, perché si parla di arte e di pittura, della necessità di creare, delle sensibilità differenti che portano qualcuno a trasfigurare fantasie o realtà in immagini in questo caso pittoriche e portano altri a cogliere aspetti a volte differenti. Si tocca anche il tema della follia, nell'accezione però meno comune, quella di passione, frenesia non transennabile, sacro fuoco dell'arte. A questo si affianca un risvolto storico, perché il Van Gogh che è al centro della pièce è reale e ciò che si racconta corrisponde a verità: si parla di La Berceuse, il quadro che lui dipinse in cinque versioni e Gauguin ne chiese una, come gli annuncia Theo, si sentono nominare i bagni, che erano la terapia perseguita nel manicomio Saint-Paul-de-Mausole o ancora appare chiaro lo stretto rapporto con Theo che portò a una corrispondenza molto fitta. E tutto questo diventa teatro sotto tutti gli aspetti, grazie all’interpretazione-immedesimazione di Alessandro Preziosi, al cast intero, alla regia e alla scenografia inevitabilmente in questo caso spoglia e totalmente bianca, perché corrispondente alla realtà della situazione. Una scelta teatrale che sul finale si traduce nella luce gialla che pervade tutta la scena, a ricordare il colore con cui attualmente più viene identificato Van Gogh.

Vincent Van Gogh
L’odore assordante del bianco
di Stefano Massini
con Alessandro Preziosi
e con Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi, Vincenzo Zampa
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, disegno luci Valerio Tiberi e Andrea Burgaretta, musiche Giacomo Vezzani, supervisione artistica Alessandro Preziosi
regia Alessandro Maggi
a Milano al Teatro Manzoni dal 15 novembre al 2 dicembre 2018

Preziosi
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