Utøya visto al Teatro Filodrammatici
Giovedì 11 Gennaio 2018

Utøya visto al Teatro Filodrammatici

Tre coppie, tre punti di vista differenti per raccontare la strage in Norvegia nel 2011

Valeria Prina
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Una coppia di genitori, due poliziotti, due fratelli contadini: all'inizio in Utøya, ora a Milano al Teatro Filodrammatici, il passaggio da una coppia all'altra quasi non si avverte. Quasi non si deve avvertire, perché li accomuna un destino comune che si chiama Utøya. In un secondo momento ci si rende conto che a diversificare le tre coppie sono gli accenti, i comportamenti: presto scopriamo che la coppia di genitori ha la figlia Christine al campo estivo organizzato a Utøya dalla Lega dei Giovani Lavoratori affiliata al Partito Laburista. I due poliziotti lì sono mandati in occasione del raduno dei giovani sull'isola, mentre i due fratelli sono vicini di fattoria del terrorista colpevole della strage, che non è come loro pensavano un islamico, ma è quel norvegese vicino di casa, con il quale avevano rapporti solo di «buongiorno-buonasera», come insegnatogli dai genitori. I pregiudizi, ma anche la fede in un ideale propugnata dal padre di Christine, che ha voluto mandarla al campo estivo laburista e la necessità dell'obbedienza (contro ogni logica e ogni ragione del cuore e del cervello) sostenuta dal poliziotto emergono durante lo spettacolo. In questo modo viene raccontata, secondo punti di vista differenti una storia, ormai ben conosciuta, che era stata in grado di sconvolgere il mondo quel 22 luglio del 2011, per le sue modalità di esecuzione, con prima l’attentato a Oslo e successivamente la strage, nell'isola, dove era in corso il campeggio dei ragazzini,  dopo che la polizia era convenuta nella capitale sotto attacco.

La reazione delle tre coppie è uno degli elementi da scoprire durante lo spettacolo, con i due attori Arianna Scommegna e Mattia Fabris fantastici nel riuscire a passare con estrema fluidità da una coppia all'altra, senza avvalersi di costumi differenti o di una scenografia che rimane invece sempre uguale, con dei ceppi di alberi e dei vetri tagliati, presenti lungo tutto il palcoscenico.

Il risultato è uno spettacolo che, grazie a una bella scelta drammaturgica, racconta un tragico fatto di cronaca relativamente recente attraverso tre punti di vista molto differenti di tre coppie diverse per cultura e modo di vivere. Lo fa rinunciando alla facile, banale lacrima o all'odore del sangue in scena e invece rendendoci partecipi di emozioni e pensieri dei protagonisti, stimolando molte considerazioni e interrogativi su fede, ideali e relativo sconfinamento nel fanatismo, ma anche su quanto si debba sentirsi chiamati in causa, partecipi di fronte a fatti di questo genere e non considerandole disobbedienza o delazione quando un proprio intervento possa evitare morti innocenti.

Utøya
di Edoardo Erba con la consulenza di Luca Mariani, autore de Il silenzio sugli innocenti
regia Serena Sinigaglia
con Arianna Scommegna, Mattia Fabris
scene Maria Spazzi, luci Roberto Innocenti
co-produzione ATIR Teatro Ringhiera, Teatro Metastasio di Prato con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia
a Milano al Teatro Filodrammatici dal 9 al 14 gennaio 2018
domenica 14 gennaio 2018, ore 19 replica straordinaria

Utøya
Utøya

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