Terra al cubo, la mostra tra storia e futuro
Mercoledì 8 Settembre 2021

Terra al cubo, la mostra tra storia e futuro

E’ il risultato del lavoro dell’istituto Isia Faenza Design & Comunicazione

Valeria Prina
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Il passato che è storia e tradizione incontra un futuro che è già presente. Succede con la mostra Terra al cubo allestita in occasione del Supersalone. A ospitarla, dal 4 al 10 settembre 2021, è il Chiostro dei Glicini all’Umanitaria (via San Barnaba 48), un luogo magico e silenzioso nel centro di una Milano che sta ripartendo con tutto l’entusiasmo che le è proprio. La mostra è il risultato del lavoro pieno di passione di una squadra formata da docenti e studenti dell’Isia Faenza Design & Comunicazione, l’istituto di formazione superiore del Ministero dell'Università e della Ricerca, settore dell'Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, un'istituzione di primo piano nel mondo della creatività e della progettazione contemporanee.  In particolare la mostra raccoglie oggetti e arredi progettati dagli studenti del Biennio Specialistico in Design del Prodotto e Progettazione con Materiali Ceramici e Innovativi e il Biennio Specialistico in Design della Comunicazione di ISIA Faenza, in nome della mission dell’Istituto che si propone di unire didattica, ricerca, produzione.

Il titolo spazia tra le varie accezioni del termine «terra», dal nostro Pianeta alla sorgente di vita, fino all’argilla per la realizzazione di contenitori in ceramica. Così, girando per il chiostro si scopre in un angolo una figura nera da identificare con uno sciamano, circondato da oggetti in un materiale pieno di storia e tradizione come la ceramica – a Faenza la ceramica ha una storia ultramillenaria -, ma realizzati con una tecnologia di questi tempi, come una stampante 3D (foto di Valeria Prina).

A convivere con questo, come delle tende di veloce montaggio, sono degli elementi studiati per risolvere situazioni di nomadismo. È una condizione con una storia di secoli, che era stata raccontata da Koudelka con Gypsies attraverso un mezzo tecnologico (evoluto e trasformatosi nei tempi) come la fotografia, ma che è ancora estremamente attuale. Ma il nomadismo oggi non è nemmeno qualcosa che riguarda regioni molto lontane da noi: basta pensare a quanto successo nei primi momenti del lockdown quando molti hanno lasciato le città per località meridionali e per continuare il lavoro in smartworking. Ma è anche una situazione che ha interessato molti giovani che la città l’hanno lasciata per cercare un futuro nel lavoro legato alla terra. Del resto le stesse strutture studiate come soluzione al nomadismo, in esposizione, possono essere vissute anche come una soluzione per ricrearsi uno spazio protetto per lavorare all’interno della propria casa o in giardino. Così le soluzioni che nella mostra appaiono ai lati sono pensate proprio per lo smartworking e per vivere nel modo migliore lunghe giornate in casa, grazie ad esempio a depuratori d’aria con filtri ceramici potenziati da nanomateriali, che si nutrono di luce per attivarsi come agenti purificatori e illuminanti. Anche in questo caso la tradizione dell’abitare la casa incontra la tecnologia avveniristica.

Per l’occasione sono stati programmati anche degli incontri, trasmessi anche in streaming sul canale YouTube di ISIA Faenza, ancora visibili. Mercoledì 8 settembre alle ore 16 è in programma al Chiostro dei Glicini “Per una fine del mondo migliore” con sottotitolo Approcci costruttivi ad eventi distruttivi a cura di Giorgio Gurioli.

Terra al cubo
Terra al cubo

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