Storia di un oblio visto al Teatro Franco Parenti
Venerdì 8 Marzo 2019

Storia di un oblio visto al Teatro Franco Parenti

Una storia sconvolgente, raccontata in un modo che non può lasciare indifferenti

Valeria Prina
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Sconvolgente, decisamente inquietante: è Storia di un oblio, ora a Milano al Teatro Franco Parenti. Un ragazzo entra in un supermercato, beve una birra senza pagarla e i vigilantes lo massacrano fino alla morte. Poco importa sapere se la storia è vera. Certo è altamente verosimile, basta pensare a morti ammazzati di botte da parte di chi dovrebbe difendere gli altri.

Lui - Vincenzo Pirrotta, perfetto in questo ruolo che non lascia scampo - è al centro, con il pubblico tutto intorno per quella che per un'ora diventerà come una esperienza, perché lui si rivolgerà a ciascuno degli spettatori raccontando di una morte, di un ammazzamento senza senso. Meglio: fatto solo per colpire all’infinito - senza previsione di fine - quello che per questi vigilantes è uno sfigato in tuta, non un essere umano. E i colpi, sia pure di altro genere, continuano quando, ormai all'obitorio, iniziano le insinuazioni o le domande a base di droga, eccetera, alla ricerca di colpe di chi è stato ammazzato, come se ci potessero essere giustificazioni.

Lui si muove tra gli spettatori, si rivolge a ciascuno, tiene quella lattina in mano, si avvicina a quello che possiamo immaginare un corpo all'obitorio. Alla fine c’è solo il suo silenzio. Perché non è un film: non ci sono ultime parole pronunciate, da ricordare. Per un momento non deve essere finzione teatrale nemmeno per il pubblico: lui si toglie quello che finora era stato costume di scena - seppure pantaloni di tutti i giorni - e indossa quei pantaloni della tuta e quella maglietta gialla. Che è sporca di sangue.

Naturalmente c'è molto di più di questo poco di cui qui parliamo. Ulteriormente esaltato dalla regia di Roberto Andò, attento a scuotere, coinvolgere e non commuovere, perché ogni lacrima qui avrebbe un potere solo autoassolutorio.

E’ una storia drammaticamente possibile. Che diventa momento di cronaca quando lui mostra una foto in cui è facile riconoscere chi ora, dopo anni di depistaggi e insabbiamenti, sappiamo anche ufficialmente essere stato massacrato nello stesso modo. Non è comunque un fatto così isolato o circoscrivibile in confini precisi.

Un'ultima considerazione riguarda proprio il teatro, che porta sempre più spesso la cronaca in scena: garantendo un coinvolgimento, consentendo una immedesimazione permette di prendere maggiormente coscienza dei fatti con un conseguente giudizio più motivato.

Storia di un oblio
di Laurent Mauvignier ©Les Editions de Minuit
traduzione Yasmina Melaouah, casa editrice Feltrinelli
regia Roberto Andò
con Vincenzo Pirrotta
costumi Riccardo Cappello, luci Salvo Costa, regista assistente Luca Bargagna
produzione Teatro Stabile di Catania
a Milano al Teatro Franco Parenti dal 5 al 10 marzo 2019

Storia_di_un_oblio

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