Sospetti (S.U.S.) visto al Teatro Filodrammatici
Venerdì 12 Novembre 2021

Sospetti (S.U.S.) visto al Teatro Filodrammatici

Uno spettacolo che non lascia indifferenti

Valeria Prina
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Leo Delroy ha una pettinatura rasta alla Bob Marley: uno da sospettare. Ragionano così alla centrale di polizia, dove è ambientato Sospetti (S.U.S.) a Milano al Teatro Filodrammatici con la bella e pregnante regia di Bruno Fornasari.

Con la pièce di Barrie Keeffe siamo nel 1979, la notte della vittoria di Margareth Thatcher alle elezioni nel Regno Unito e secondo i due poliziotti Karn e Wilby un arresto ci sta proprio bene: loro ne hanno il potere e non hanno alcun dubbio che vada esercitato nel modo più pesante. Per loro questo significa anche dare sfogo a tutta la volgarità possibile con espressioni oltre l’osceno e con cui si danno da fare a coinvolgere Delroy per meglio tenerlo in loro potere e dimostrargli da che parte sta la forza. E Delroy sembra accettare (o subire) il gioco. Lui è già stato fermato più volte, come «sospetto da sospettare» secondo la legge Sus in vigore in quel momento in Inghilterra, che permette alla polizia di fermare e perquisire chiunque, solo sulla base di un sospetto. E lui in passato è già stato sospettato di furto, possesso di droga, spaccio e ogni volta rilasciato perché proprio non era possibile accusarlo di niente, visto che non aveva alcuna colpa. Lui appare strafottente, mette i piedi sul tavolo, ride. Ma la strafottenza non fa un colpevole. Meno ancora autorizza a preventivi giudizi sommari che sfociano nell’abuso di potere.

Questa volta per Delroy l’accusa è molto grave: è accusato di aver ucciso la moglie incinta, trovata nel letto in un lago di sangue. Se qualcuno tra il pubblico (o dopo aver sentito questo racconto) ha subito pensato che lui sia colpevole deve ammettere di essere vittima di pregiudizi.

Poco conta che la legge Sus sia o non sia più in vigore, perché i temi che affronta la pièce sono sempre di estrema attualità. Esempi dell’abuso di potere purtroppo se ne sono visti molti. Ugualmente, guardando un altro aspetto, i pregiudizi ispirano molti comportamenti.

Che cosa sia successo alla moglie di Delroy lo scopriamo alla fine, ma non vogliamo togliervi il gusto della sorpresa. Aldilà di questo finale è però molto indicativo che cosa lo spettatore si aspetta, diventando motivo di riflessione.

La scenografia, sufficientemente spoglia, ci porta in una stazione di polizia con al centro solo un tavolo tra pareti spoglie, su cui troneggia solo un telefono a muro con la rotella: un indice dei tempi, ma anche in grado di concentrare l’attenzione su quanto sta avvenendo in scena. Qui si muovono i tre attori, che riescono a portare all’eccesso i loro ruoli, impedendo agli spettatori di rimanere indifferenti, senza prendere posizione (dentro di sé). Emanuele Arrigazzi e Umberto Terruso diventano due poliziotti da disprezzare, con tutta la loro arroganza fatta di piccolo potere da esercitare senza alcun dubbio o esitazione  su Delroy. A dar vita a quest’ultimo con il massimo della credibilità è Tommaso Amadio,  trasformatosi totalmente in quello che per i due è un «sospetto da sospettare» come è la traduzione italiana della legge S.U.S..

Sospetti (S.U.S.)
di Barrie Keeffe
traduzione e regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Emanuele Arrigazzi, Umberto Terruso
scene e costumi Erika Carretta
un progetto Amadio/Fornasari
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
“Vedi, quello che serve a questo Paese è un governo forte, che faccia delle leggi, che metta ordine.”
a Milano al Teatro Filodrammatici dal 2 al 14 novembre 2021
al Teatro della Cooperativa dal 30 novembre al 5 dicembre 2021

Sospetti
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