La vera sfortuna di molti big partecipanti al Festival di Sanremo è in fondo quella di non poter contare su grandi autori come Antonio Amurri, Marcello Marchesi, Dino Verde. Ma il vero punto è che quest’anno al Festival hanno latitato le belle canzoni per lasciar spazio alle solite polemiche “ zeus auditel, plagi e sommosse. Già, ma dove si va realmente e dove porterà questa 60esima edizione del festival della canzone Italiana? Verrebbe voglia di dire, con questi chiari di luna, da nessuna parte, anche se qualche barlume di speranza si è visto nella serata dei duetti. Formula ampiamente lisa, per carità, colpa dell’asfittica discografia - talora al limite della licantropia: ricordiamo che nell’ultimo disco di Notorius Big, rapper scomparso, figurano duetti con altri illustri defunti, a cominciare da Bob Marley – ma televisamemente ancora in grado di sorprendere. Il duetto felice di Malika Ayane e Sabrina Brazzo restituiscono per pochi attimi quell’attimo in più, quell’atmosfera un po’ da studio un po’ da club in grado di mettere in rilievo la vanità, l’eloquenza dell’assolo, il feeling, il gusto per l’improvvisazione, valori da anni aboliti sul palco dell’Ariston. Potrebbe essere una strada, una esile traccia da non perdere di vista; quell’andar fuori le righe che nel jazz si chiama jam session e nella musica leggera non si è mai chiamato in nessun modo. Duetti che hanno espresso antiche amicizie ma anche lontananze: amici Irene Grandi e Marco Cocci, amici dai tempi della scuola che si sono rincontrati per una esplodente “Cometa di Halley”. Sorprendente la versione inglese di Suzie che impreziosisce “Il mondo piange” di Irene Fornaciari.
Marco Mengoni con Solis String Quartet in versione acustica rendono satinato il vestito del Festival. Alessandra Amoroso, voce sporca ma carica di emozione regala quel punto in più a Valerio Scanu. Il duetto contribuisce a valorizzare la serata del venerdi, da sempre più debole della programmazione settimanale in quanto avente come protagonisti, sino a qualche anno fa solo i giovani. E cosi Arisa con Lino Patruno in versione charleston fanno riassaporare gli anni 40’. Enrico Ruggeri con i Decibel, Noemi e Kataklo; Fabrizio Moro con Jarabe de Palo, Povia con Marco Masini: Il festival in corsa per la finale fa autogoal con il commissario della nazionale Lippi Pupo, Emanuele Filberto, Luca Canonici. Non classificati.
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