Piccola Patria visto a La Cavallerizza Teatro Litta
Venerdì 8 Novembre 2019

Piccola Patria visto a La Cavallerizza Teatro Litta

Tanti interrogativi in una pièce ispirata a un fatto storico, con gli attori a pochi centimetri di distanza dagli spettatori

Valeria Prina
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Conoscete la Repubblica di Cospaia? Non la conoscete? E’ un piccolo stato che ci tiene alla sua indipendenza. Ce lo raccontano con Piccola Patria, ora alla sala La Cavallerizza del Teatro Litta Mtm a Milano. È una enclave nata per un erroredi tracciamento dei confini da parte dei geografi della Repubblica di Firenze e dello Stato Pontificio.

Ora siamo alla vigilia del referendum che dovrebbe confermare l'indipendenza. Corrado (Simone Faloppa) è convinto che si potranno fare grandi cose, la sorella Caterina (Gioia Salvatori) è appena tornata dopo essersene andata molto lontano, su un'isola, quando 10 anni prima, la notte precedente il referendum, la scuola che ospitava il seggio era bruciata con tutte le schede, impedendo di fatto la consultazione. Ed era morto Federico. Incendio doloso, si era detto subito: chi aveva appiccato il fuoco? A 10 anni di distanza il mistero è ancora fitto. A questo punto per gli spettatori è chiaro che il giallo prende il sopravvento e, soprattutto, il tema diventa il senso di responsabilità, la capacità di affrontarla e di affrontare il giudizio e conta anche il senso di solidarietà. Insieme, l'interrogativo è: che cosa si è pronti a fare per contrastare una idea che non si condivide? Si può anche andare oltre il lecito, rischiando la vita degli altri? Se l'interrogativo diventa questo, allora siamo nei paraggi degli avvenimenti di oggi, con le manifestazioni anche violente in Catalogna pro indipendenza.

La risposta al giallo? E’ tutta da scoprire durante la pièce, insieme ai rapporti tra i protagonisti, ai quali si è aggiunto Lorenzo (Gabriele Paolocà), un tempo fidanzato di Caterina.

A coinvolgere ancor più gli spettatori è la messinscena. Perché la duttilità della sala della Cavallerizza permette una estrema vicinanza tra attori e pubblico. Che qui è tutto intorno a un lungo tavolo posto al centro. Ci sono le schede elettorali, che vengono firmate e timbrate durante lo spettacolo, l'urna, le cabine, uno schermo. A quest'ultimo è affidato il compito di far conoscere la posizione ideologica di Corrado grazie a una intervista.

Se qualche interrogativo riguarda anche il testo, veloce, ma forse anche troppo - perché, ad esempio, non ci viene letto il quesito referendario che è invece chiaramente scritto? -, resta però l'interesse per i tanti interrogativi sollevati e di grande rilievo. Ma non è certo una pièce di sole parole, perché di azione ce n’è tanta. E piace sempre la estrema vicinanza attori-spettatori che  acuisce il coinvolgimento del pubblico, ma anche degli attori, che in qualche momento sono sembrati loro stessi emozionati.

Per chi è ancora fermo al primo interrogativo ricordiamo che la Repubblica di Cospaia è rimasta realmente del tutto indipendente dal 1441 al 1826 con motto “Perpetua et firma libertas” (Perpetua e sicura libertà): la pièce Piccola Patria non è la sua storia – anche se molte indicazioni corrispondono -, ma a questa è ispirata raccontando di un piccolo stato indipendente e anche questo piace molto. 

Piccola Patria
uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci
con Simone Faloppa, Gabriele Paolocà e Gioia Salvatori
regia di Luca Ricci
scene e costumi Alessandra Muschella, disegno luci Luca Giovagnoli, organizzazione Massimo Dottorini, comunicazione E45, amministrazione Riccardo Rossi
foto di Elisa Nocentini
una produzione CapoTrave – Infinito s.r.l. con il supporto di Progetto Goldstein
A Milano a La Cavallerizza (Teatro Litta, corso Magenta 24) dal 5 al 10 novembre 2019 (ore 19:30)

Piccola_Patria

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