Parenti District, quando il teatro incontra il design
Giovedì 11 Aprile 2019

Parenti District, quando il teatro incontra il design

Per il Fuorisalone mostre, installazioni all’interno del Teatro Franco Parenti di Milano, a cui si aggiungono gli spazi dei Bagni Misteriosi

Valeria Prina
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Teatro e design: i due aspetti si incontrano e amalgamano perfettamente al Teatro Franco Parenti di Milano. Qui, grazie alla volontà di Andrée Ruth Shammah, anima del Teatro, è nato il Parenti District, nuovo punto di attrazione all'interno del Fuorisalone in programma fino al 14 aprile 2019.

Varcare la soglia del Teatro è come entrare in una casa: subito ci accoglie un arazzo realizzato da Joanna Louca con un'antica tecnica in uso a Cipro, mentre sul lato opposto tre moduli geometrici, come quadri, utilizzano delle piante biofiltranti in grado di assorbire l'inquinamento purtroppo presente all'interno delle case, spesso anche più che all'esterno.

Nel foyer si vive il momento dell'attesa, prima di entrare nelle varie sale per gustare gli spettacoli. Così, grazie a Mario Prandina con la firma Plinio il Giovane, qui si trovano dei divani, che, grazie a un lavoro artigianale, sono realizzati pezzo per pezzo, destinati a durare tutta una vita. Per ora sono durate già vent'anni le sedie in legno - queste stabili e non per il Fuorisalone - su cui ci si siede prendendo qualcosa al bar prima degli spettacoli.

Nella sala AcomeA è andata recentemente in scena La monaca di Monza di Testori. Con un sottile legame, in occasione del Fuorisalone la sala, svuotata delle poltroncine, ospita delle realizzazioni a tema Eros di cui sono autori dei giovani studenti del Laboratorio Ephemeral/Temporary Spaces 2. La mostra Design is Eros Models comprende realizzazioni dalle forme più differenti con impiego di vari materiali, che tutti parlano di erotismo, senza mai cadere nel pornografico, come appunto il testo di Testori.

Nella Sala Treno Blu, due stagioni fa, era andato in scena Il topo del sottosuolo con la regia di Alberto Oliva, testo molto sanguigno, tratto da Dostoevskij, un autore del passato, sia pure sempre molto vivo. Risaliamo molto di più nel tempo, ma anche ai giorni nostri, quando sono stati trovati dei batteri di lontani millenni bloccati all'interno del ghiaccio. Sono stati di ispirazione a Maria Grazia Rosin per la realizzazione di figure in vetro che si mostrano dietro a un sipario in vetro rosso, in questa sala che in versione teatrale non ha sipario. Si ricrea così l'atmosfera virata in rosso di Red Crystal Curtain.

Una ballerina anima la Sala Tre tra elementi sospesi ed è la sala dove recentemente è andato in scena L'operazione, testo che ha per protagonisti degli attori e i loro tentativi di farsi applaudire anche dal «famoso critico».

Esci da una sala e cerchi la luce? Eccola, in un passaggio in alto tra le diverse sale, grazie a delle lampade realizzate da Silvia Finiels con gli scarti dei vetri di Murano: la luce illumina queste colonne di vetro simili a sculture e si vedono trapeziste, clown, acrobati come in un teatro di figura. L’esposizione è parte di Reflected Reflections, a cura di Jean Blancheart.

Il Teatro Franco Parenti è sicuramente l'unico ad avere anche una piscina: ai Bagni Misteriosi prendono vita varie installazioni, tra le quali al centro, su una piattaforma, si trova una piccola casetta. E’ un progetto realizzato grazie alla collaborazione dell'editore della rivista Rum. Qui ora viene lanciata l'edizione in inglese di questa che è una famosa rivista svedese. E proprio la Svezia è l'unico Paese estero da cui arrivano altre lavorazioni in legno di pino qui esposte.

All'interno degli spettacoli teatrali vengono utilizzati anche molti elementi, che hanno la particolarità di dover apparire ed essere visti anche da lontano, senza necessariamente essere realizzati in materiali preziosi. Per scoprire il lavoro dell'attrezzeria e di chi vi opera sono previsti dei workshop all'interno della Palazzina. In questo spazio sono esposte molte opere, differenti per stile e materiali, di dodici giovani artisti italiani, che compongono la mostra Immersione libera. Il progetto di Marina Nissim è curato da Giovanni Paolin ed è visitabile fino al 18 maggio. Girare tra i diversi spazi è un modo per scoprire la creatività e quanto questa può dare all'arte contemporanea. Si possono vedere quadri, installazioni, compreso quella che ci porta all'interno di un tempio antico per le colonne, ma attualissimo per il materiale che lo anima alla base. E’ l’Animale cerimoniale del collettivo Agreements to Zinedine. Tipico di uno spettacolo teatrale è stare in scena per un certo periodo per poi essere disallestito per essere proposto in altri spazi teatrali: una struttura verticale composta da elementi lignei ogni 15 minuti cade per poi ritornare in piedi (il lavoro è di Valentina Ornaghi e Claudio Prestinari). E, come sempre più spesso si utilizzano video all'interno di una pièce teatrale, un video ci mostra l'incendio di una casa di legno, mentre un video a fianco ha per protagonista un cane che abbaiando lancia l'allarme. Il lavoro di Valentina Furian è completato dal suono che ricostruisce l'atmosfera, perché anche a teatro i due elementi - immagine e suono - si amalgamano. Infine, prima della messa in scena di uno spettacolo c'è sempre un copione scritto: la grande biblioteca con migliaia di libri è un altro degli spazi che ospitano una particolare installazione. Questa sul piano di vetro ha una semisfera riflettente, realizzata in modo che permetta la visione solo a chi sta all'opposto, perché a teatro è chi sta di fronte, lo spettatore, che vive lo spettacolo messo in scena dagli attori, che invece non hanno la possibilità di vedersi.

Questi sono solo alcuni degli elementi che prendono vita all'interno del Parenti District: molto altro c'è ancora da scoprire e vale davvero la pena farlo. Ugualmente da scoprire sono gli incontri e le performance nelle varie giornate. Altre iniziative sono in programma in vari punti all’interno del quartiere di Porta Romana, che così, per la prima volta, entra nel circuito del Fuorisalone.

(Tutte le foto sono di Valeria Prina).

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