I due giovani protagonisti, sono alla loro prima esperienza d'incontro con l’amore e l’approcciano con fanciullesca ingenuità. E quindi diventa importante la dimensione del gioco, quello dentro al quale ci si perde, serio ma mai serioso, quello che conosciamo da bambini e che a teatro si cerca di non dimenticare mai. Tra sogno e realtà c'è smarrimento, paura, un senso di instabilità e disequilibrio, c'è l’abbandono alla libertà dei sensi. Così la storia di un incontro che si consuma in quattro notti. Le notti bianche di Pietroburgo, quelle in cui il sole tramonta dietro l’orizzonte, ma la luce del crepuscolo assomiglia a quella del giorno. Un momento in cui notte e giorno si confondono; un momento in cui s'incontrano appunto sogno e realtà. In questa cornice il Sognatore, di cui non si conosce il nome, incontra Nasten’ka, le apre il suo cuore, le racconta i suoi sogni e poi ascolta quelli di lei. Il tentativo dell'incontro ha inizio. L’uno cerca di portare l’altro nel proprio sogno. Per sentirsi meno solo. Inaspettatamente, riescono a penetrare l’uno nel mondo dell’altro, per pochi istanti che potrebbero cambiare per sempre il loro punto di vista. Ma dopo la notte c’è il mattino. E cosa resta?
Il regista
Laureato in Scienze dei Beni Culturali, diplomato in regia alla Civica Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, ha lavorato come assistente alla regia di Carmelo Rifici, Serena Sinigaglia, Andrée Shammah, Antonio Syxty, Corrado D’Elia e Annig Raimondi. Ha debuttato alla regia con Purgatorio di Ariel Dorfman. Ha diretto spettacoli prodotti dal teatro Litta di Milano (fra cui Il venditore di sigari di Amos Kamil), collabora con il Teatro Giacosa di Ivrea per il quale ha realizzato lo spettacolo Garibaldi, amore mio e dirigerà Il Ventaglio di Goldoni nella stagione 2011/2012, e collabora con la compagnia torinese I BenAndanti.
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