Domenica 30 Luglio 2017

"NOI": Dall'8 al 24 settembre la Mostra personale di Francesca Piovesan presso Studio Museo Francesco Messina di Milano

Cristian Pedrazzini
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Dall'8 al 24 settembre al via dallo Studio Museo Francesco Messina, la mostra NOI di Francesca Piovesan, curata da Sabino Maria Frassà. In quella che fu la Chiesa di San Sisto l'artista, vincitrice del premio cramum 2015, presenta il nuovo ciclo di opere "Gli Specchianti", frutto della collaborazione con artigiani muranesi. In mostra un ciclo di sculture composte da specchi all'interno dei quali, dopo aver impresso il proprio corpo, l'artista "sviluppa fotograficamente" la propria immagine.

“NOI” indaga il rapporto tra il singolo e il mondo esterno, tra necessità e difficoltà di relazionarsi con "L'ALTRO" nel definire chi siamo "noi" e chi/cosa sono gli "altri". Non a caso "L'ALTRO" è anche il nome alla prima opera in mostra e del nuovo ciclo di opere specchianti: uno specchio in cui è impresso un incompiuto abbraccio "a vuoto". In quella che fu la Chiesa di San Sisto, oggi Studio Museo Francesco Messina, Francesca Piovesan presenta così un nuovo ciclo di opere, composte da specchi all'interno dei quali è impressa e sviluppata "fotograficamente" la sua immagine.

Come spiega il curatore, Sabino Maria Frassà, "non è mai facile accettare il tempo che passa: siamo consapevoli che il nostro pensiero rimarrà più giovane del corpo che lo contiene e supporta.
Oggi non è solo più la malvagia strega/matrigna di Biancaneve a guardarsi allo specchio, è l'umanità stessa che brama un'immortalità impossibile. Alla domanda "Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? -  L'artista/specchio puntualmente risponde NOI.. Non è un invito alla tolleranza, ma la consapevolezza che non c'è alternativa alla finitezza umana, se non l'idea di ricercare nel mondo e non solo in se stessi la "bellezza" e l'equilibrio duraturo. Non è un inno al dialogo, ma un'acuta riflessione sull'impossibilità nel definire chi siamo a prescindere da chi/cosa sono gli "altri". Ciò è reso attraverso un ciclo di opere, chiamate Gli Specchianti, in cui l'immagine dell'artista si sovrappone a quella dello spettatore, che non riesce più a riconoscersi allo specchio. L'artista non impone però la propria presenza e lascia che sia lo spettatore a decidere se specchiarsi o chiudere su se stessa l'opera, facendola diventare una scatola di legno nera. E' quindi lo spettatore a scegliere in ultima istanza se vedere infine il noi o continuare a vedere l'io e l'altro".

Francesca Piovesan precisa che: "le mie opere non mostrano la vanità o il tentativo di rendere immortale la bellezzaGli Specchianti, realizzanti grazie a ciò che il mio corpo lascia sui vetri, prima di essere specchiati, non sono fotografie che si possono modificare o migliorare: quella sono "fisicamente" io in quel momento. Le mie opere, viste da vicino, mostrano perciò tutte le mie naturali imperfezioni, anche quelle cose come i peli sul seno che, come ogni donna, preferirei non vedere o nascondere. Non è quindi stato facile mettersi così a nudo e pensare che la propria immagine riflessa e così pena di difetti infine si integri con chi guarderà i miei lavori".

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