Nato postumo visto al Teatro Franco Parenti
Martedì 13 Novembre 2018

Nato postumo visto al Teatro Franco Parenti

Francesco Brandi convince, ricreando un mondo con il suo nuovo monologo

Valeria Prina
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Entra con la bicicletta. Lui è Gino il postino e sta tornando a casa. È un vero appartamento con letto, libreria, armadio, angolo cucina con solo una differenza: il pubblico, che su un lato, per un'ora, entrerà nella intimità (e nel mondo) di Gino. Francesco Brandi con il suo monologo Nato postumo a Milano al Teatro Franco Parentici porta alla scoperta di un personaggio che ha deciso di raccontare la sua vita. È agitato, accende il registratore e inizia a raccontare. Parla del suo momento più felice, quando, al funerale di sua madre, Martina gli ha regalato un bacio Perugina e gli ha dato un bacio vero e adesso Gino spera solo che muoia anche il padre perché il bacio si ripeta. Gino emerge dalla profonda periferia italiana: è uomo di ieri ma anche di oggi, con tratti non convenzionali, con un registratore a cassette, ma riferimenti di questi giorni. Attraverso le parole, i movimenti, la recitazione Francesco Brandi riesce a rendere molto vivo il postino Gino e con lui prendono corpo molti altri personaggi, che entrano nella vita del protagonista. Ognuno diverso, ognuno con qualche particolare disturbante, come appare a chi a sua volta ha un po' di difficoltà a inserirsi in un mondo che sente lontano. Sono tante le storie che racconta: si concatenano bene l'una nell'altra, sempre riservando delle sorprese, senza momenti di sbandamento e nemmeno di vuoto per gli spettatori. A volte li coinvolge rivolgendosi direttamente o, come alla fine, regalando una lettera d'amore tra le tante che negli anni Gino racconta di avere raccolto.

Personaggi e racconti si intersecano con battute fulminanti, capaci di dissacrare miti o luoghi comuni, e non si può non ridere quando commenta la famosa frase di Shakespeare: «Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni». E tornano i sogni quando parla degli abitanti del suo paese, con nomi che incarnano sogni spesso delusi. Come l'amico Del Piero, che voleva diventare un calciatore famoso. Si rivolge a Del Piero come se fosse presente e per gli spettatori è come se fosse lì davvero. Parla a un faretto, come se fosse la madre scomparsa e anche lei per gli spettatori è un personaggio che arriva in scena. Francesco Brandi è insuperabile nel dare vita a tutti i personaggi, quasi portandoli accanto a sé in scena, senza che il racconto abbia sbandamenti. Mentre parla emerge un personaggio desolatamente solo e disturbato proprio a causa di questa solitudine. Parla a una piantina verde e racconta come questa sopravviva nonostante lui si sia sempre rifiutato di darle acqua. Il risultato è uno spettacolo che va a segno in tutti gli aspetti, esaltato anche dalla estrema vicinanza tra attore e spettatori. Che lo seguono in tutti i suoi movimenti, mentre percorre lo spazio velocemente, muovendosi all'interno della scena come se fosse davvero a casa sua. Battute e riferimenti a ieri e oggi fanno secondo i casi sorridere, ridere o riflettere. Così è inevitabile pensare a come la vita nonostante tutto continui, quando ricorda che Martina è nata il 2 agosto 1980 a Bologna, proprio il giorno della strage alla stazione del capoluogo emiliano. Ugualmente piace, come dicevamo, l'utilizzo dello spazio, quell'appartamento che per un'ora diventa la casa di Gino, da cui si entra e si esce varcando una porta (da chiudersi dietro).

 

Nato postumo
uno spettacolo di e con Francesco Brandi
regista assistente Gabriele Gattini Bernabò
scene Alberto Accalai, luci Domenico Ferrari, costumi Simona Dondoni, sarta Caterina Airoldi
produzione Teatro Franco Parenti
a Milano al Teatro Franco Parenti dal 30 ottobre al 18 novembre 2018

Nato postumo

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