Musica Ribelle visto al Teatro Nuovo
Lunedì 2 Ottobre 2017

Musica Ribelle visto al Teatro Nuovo

I giorni nostri mixati agli anni ’70 con le canzoni di Eugenio Finardi

Valeria Prina
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Ieri e oggi convivono sul palcoscenico di Musica Ribelle al Teatro Nuovo a Milano e lo spettatore passa, all'inizio quasi inconsapevolmente, dai giorni nostri al 1973 e successivamente fino al '78 e viceversa in un lungo alternarsi. In questo tragitto può arrivare ad alcune conclusioni e porsi altrettante domande. Chiaro appare che i sogni di allora sono naufragati durante questo percorso. Quando in scena sono gli anni ‘70 si parla di sogni e della felicità come diritto di tutti, si sente dire che la musica e l'amore salveranno il mondo. Il passato in scena inizia con l'11 settembre 1973, quando in Cile il governo di Salvador Allende viene rovesciato dal golpe di Pinochet e la democrazia muore. Si continua con i colonnelli in Argentina, il ricordo delle Br, di Peppino Impastato, di Aldo Moro. In parallelo sul palcoscenico si vive il passaggio dalle manifestazioni con cartelli, slogan, striscioni alla comparsa delle pistole, qui simboleggiata da una pistola che si trova in un cassetto, facile riferimento al ragazzo armato in via de Amicis, immortalato in una famosa foto, diventata quasi emblema di una deriva. Forse meno evidente appare il raffronto tra i mezzi di oggi, come Internet, lo smartphone, il computer e quelli anni ‘70, come l'amplificatore a valvole, comunque garanzia di qualità, e il ciclostile, che significava informazioni maggiormente verificate ma anche con una circolazione più lenta e selettiva. Sono tanti dunque i temi e i ricordi storici che si affastellano in quel passato che ci viene raccontato e di conseguenza nello spettacolo. Ma una considerazione emerge decisamente forte (e non si può che condividere), quando si sente dire che una rivoluzione inizia con i sognatori, prosegue con i violenti per finire con i furbi ed è sicuramente una delle battute che più val la pena di ricordare. E oggi a che punto siamo? Dobbiamo pensare che i sogni si sono infranti? Questa è dunque la storia di sogni naufragati fatta spettacolo, come ci dice l'oggi che ci viene raccontato a base di rave, di sballi quasi mortali, di estremo individualismo, di mezzi altamente tecnologici utilizzati soprattutto per entertainment o addirittura per svago?

Non è l'unico interrogativo che ci pone lo spettacolo costruito sulle canzoni di Eugenio Finardi, perché, ad esempio, ricordandone tre, particolarmente orecchiabili ci si può chiedere più in generale se tutte le canzoni sono destinate a diventare immortali. Extraterrestre diverte (e la scenografia è particolarmente suggestiva), Musica ribelle scuote, La radio («una radio libera veramente» dicono le parole) racconta un'epoca che fa da cerniera, quando da una informazione univoca data da tv e radio di stato si è passati alle radio private, capaci di dare voce a idee differenti e multiformi (proprio da una radio si scagliava contro i mafiosi Peppino Impastato ricordato durante lo spettacolo). Ed è proprio questo che dovrebbe far da cardine a tutto lo spettacolo, perché punto centrale è lo scantinato che negli anni ‘70 era la sede di una radio privata e ora viene affittato da alcuni ragazzi per provare un concerto, ma in realtà per prepararsi a un rave.

Qualche ingenuità, come i ragazzi travestiti da scimmia per parlare di droga e di eroina negli anni ’70 - con riferimento al libro di Burroughs e a un successivo modo di dire, non so quanto recepiti dal pubblico -, qualche particolare che emerge solo quasi sul finale, come il murales realizzato da una ragazza di oggi, a testimonianza dell'importanza assunta dalla street art, si mixano però a degli elementi particolarmente rilevanti. Perché è decisamente importante far conoscere quanto avvenuto negli anni ‘70 e poco noto ai ragazzi di oggi - è indicativo a questo proposito che una ragazza dica «non ne sapevo nulla» -, con la speranza che i tanti temi affrontati vengano tutti egualmente percepiti. Il rischio di percorrere più strade diverse contemporaneamente viene però compensato dall'evidente entusiasmo di chi ha ideato e realizzato lo spettacolo come di quella trentina tra attori e musicisti in scena.

Musica Ribelle - La forza dell’amore
Con Federico Marignetti, Massimo Olcese, Arianna Battilana, Mimosa Campironi
Musiche di Eugenio Finardi
Drammaturgia di Francesco Niccolini
Su soggetto di Pietro Contorno
Regia di Emanuele Gamba
Direzione musicale di Stefano Brondi

A Milano al Teatro Nuovo dal 29 settembre all’8 ottobre 2017

Martedì 3 ottobre alle ore 18 presso il Teatro Nuovo incontro/conferenza Musica ribelle di ieri, oggi e domani condotto da Enzo Gentile con relatori Eugenio Finardi, Maurizio Corbella, Franco Mussida, L’Aura, Kiave, i protagonisti dello spettacolo Musica Ribelle/opera rock

Musica-Ribelle

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