Moffie, il tabù dell'omosessualità ai tempi dell’Apartheid - A Venezia 76, Sezione Orizzonti
Mercoledì 4 Settembre 2019

Moffie, il tabù dell'omosessualità ai tempi dell’Apartheid - A Venezia 76, Sezione Orizzonti

Antonio Galluzzo
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Moffie, un film di Oliver Hermanus con Kai Luke Brummer, Ryan de Villiers, Matthew Vey, Stefan Vermaak, Hilton Pelser, Wynand Ferreira, Rikus Terblanche, Shaun Chad Smit e Hendrik Nieuwoudt, presentato alla 76ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia in concorso nella sezione Orizzonti, sottolinea come, ancora una volta, il tema dell’omosessualità sia troppo spesso un tabù. Questa pellicola mette in evidenza come il rapporto umano venga deturpato durante lo svolgimento del servizio militare in Sudafrica.

Essere un moffie significa essere debole, effemminato, illecito. Nel 1981 il governo della minoranza bianca del Sudafrica si trova a fare i conti con la guerra al confine con l’Angola. Come ogni ragazzo sopra i sedici anni di età, Nicholas Van der Swart è obbligato a svolgere due anni di servizio militare per difendere l’Apartheid, in un periodo in cui la minaccia del comunismo e il “die swart gevaar” (il cosiddetto pericolo nero) sono ai massimi della storia. Per Nicholas, tuttavia, questi non sono gli unici problemi, e sopravvivere alla brutalità della vita nell’esercito diventa un compito sempre più arduo quando fra lui e un’altra recluta nasce una relazione. 

L’omosessualità veniva vista come un problema psichiatrico, una malattia, al punto da rendere impossibile la vita da commilitone e relazionale perché costretti a sopprimere la propria personalità con le conseguenze che ne derivano.

Il titolo del film è un termine Afrikaans dispregiativo per ‘gay’. Moffie è l’arma sudafricana della vergogna, usata per opprimere i gay o gli uomini effeminati. Quando ti chiamano in questo modo per la prima volta, ti nascondi. Ti cancelli. È il momento in cui, per la prima volta, fingi di essere qualcun altroafferma il regista. Istantaneamente, ti rendi conto di essere visibile. Tutto ciò che sai di questa parola è che significa che sei sbagliato. Durante l’apartheid, proprio come una donna o un uomo di colore, saresti stato una vergogna. E quindi dovevi far sparire, nascondere, uccidere il moffie dentro di te. Questo è un film su come sono stati cresciuti e formati gli uomini sudafricani bianchi per quasi un secolo”.

Moffie

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