Locke con Filippo Dini visto al Teatro Franco Parenti
Martedì 14 Luglio 2020

Locke con Filippo Dini visto al Teatro Franco Parenti

Tante telefonate e tante responsabilità che Ivan Locke è pronto ad assumersi

Valeria Prina
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Una sedia e un volante: Ivan Locke è in auto e suoni e luci ce lo confermano. Questa notte non sta tornando a casa e non è nemmeno un tragitto come tanti. Perché questa è la notte in cui Ivan Locke si assumerà tutte le responsabilità, per quanto riguarda il lavoro, ma anche come uomo. Su quella sedia vediamo Filippo Dini, protagonista di Locke, andato in scena a Milano al Teatro Franco Parenti. Guida e telefona: sono tante voci che diventano come altrettanti personaggi in scena (quasi in scena).

Attraverso le tante telefonate che fa e che riceve scopriamo sempre di più di Ivan, che non è un superuomo, non è un eroe: è un uomo che non si tira indietro davanti alle responsabilità. Domani avrebbe dovuto sovrintendere alla più grande colata di cemento per la realizzazione di un grattacielo di 26 piani: un piccolo errore garantirebbe un futuro di crepe e il crollo del palazzo. Ma lui domani non ci sarà perché un’altra responsabilità lo sta chiamando a Londra: Bethan sta per partorire e Ivan è il padre. Lei non è la sua compagna e il figlio che sta per nascere è stato concepito in un’unica notte passata insieme. Le responsabilità da assumersi non finiscono qui, perché lui vuole anche spiegare alla moglie Katrina che cosa è successo. Pur essendo deciso a dare il suo nome al bambino che sta per nascere non intende abbandonare la famiglia. Ma non sempre le motivazioni che spingono a fare delle scelte vengono capite dagli altri. E, mentre sta andando a Londra, alternativamente tranquillizza al telefono Bethan, che sta affrontando un parto difficile, e dà tutte le indicazioni al suo aiutante in cantiere, perché il lavoro possa svolgersi nel miglior modo possibile e senza rischi futuri. Ma anche questo forse non viene capito e lui si carica di tutte le responsabilità pur sapendo che è stato licenziato, perché non ha accettato di darsi ammalato: semplicemente ha detto che un altro impegno lo terrà necessariamente lontano.

Filippo Dini riesce a coinvolgere lo spettatore facendolo sentire accanto a lui a condividere le scelte responsabili, pur sapendo che molti le avrebbero dribblate. Intanto un nuovo elemento entra in scena grazie al racconto del figlio, naturalmente al telefono: Sean gli racconta di un calciatore, che non è uno di quelli esaltati dalla folla, riuscito a risolvere la partita impegnandosi, con un tiro perfetto. Così il calcio diventa metafora di una vita affrontata senza nascondersi. Per la prima volta Ivan è calmo mentre ascolta il racconto, come se si riconoscesse nel comportamento di quel calciatore e finalmente si sentisse soddisfatto. Intanto anche il resto sembra essersi risolto.

Filippo Dini da parte sua, sempre seduto dietro a quel volante, riesce a rendere partecipe il pubblico dei sentimenti del protagonista e cattura l’attenzione, facendo condividere diversi momenti, tutti ugualmente importanti. Perché mai la realizzazione delle fondamenta di un grattacielo, con tutto ciò che comporta (lo capiamo per la prima volta) era stata protagonista a teatro, con un rilievo pari a quello della nascita di un figlio. Entrambe chiamano in causa l’assunzione di responsabilità che riguardano il futuro. E non solo del protagonista.

Lo spettacolo, programmato per marzo nella sala più raccolta, è andato in scena nella Sala Grande disposta secondo tutte le norme di distanziamento anti covid. Ma il coinvolgimento degli spettatori non è stato minore.

Locke
di Steven Knight
con Filippo Dini interprete e regista
e le voci al telefono di (in ordine di apparizione): Sara Bertelà – Bethan, Eva Cambiale – moglie di Gareth, Alberto Astorri – Donal, Emilia Piz – Lisa, Iacopo Ferro – Sean, Mattia Fabris – Gareth, Mariangela Granelli – Katrina, Valentina Cenni – sorella Margareth, Carlo Orlando – Davids, Giampiero Rappa – Dottor Gullu, Fabrizio Coniglio – Cassidy
scene e costumi Laura Benzi, luci Pasquale Mari
colonna sonora Michele Fiori (sistema audio in olofonia “Holos”), regia del suono David Barittoni, aiuto regia Carlo Orlando
foto di Noemi Ardesi
durata 75 minuti
produzione Teatro Franco Parenti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia - Teatro Stabile di Torino
a Milano al Teatro Franco Parenti (Sala Grande) dal 7 al 12 luglio 2020 (prima nazionale)

Dini

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