«L’Italia Suonata»: nel nuovo libro di Stefano Mannucci la colonna sonora della storia italiana, dagli anni del boom al nuovo millennio
Venerdì 11 Gennaio 2019

«L’Italia Suonata»: nel nuovo libro di Stefano Mannucci la colonna sonora della storia italiana, dagli anni del boom al nuovo millennio

Cristian Pedrazzini
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1958. Sanremo. Domenico Modugno sale sul palco, spalanca le braccia e l’Italia del boom economico scopre che può finalmente Volare. 2017. Caserta. un gruppo di ragazzi africani si presenta al concerto di Mannarino con uno striscione. C’è scritto: Apriti mare e lasciali passare, un verso di una sua canzone. Sono l’intro e il finale di L’Italia suonata, il nuovo libro di Stefano Mannucci (Mursia,  Pagine 780. Euro 20,00. Prefazione di Fabrizio Moro) disponibile in tutte le librerie.

Pubblicato nella collana Leggi RTL 102.5, nata dalla collaborazione tra la casa editrice e la radio nazionaleRTL 102.5, il libro racconta in musica sessant’anni di storia italiana, in una originale ed emozionante trama in cui si mescolano i fatti della nostra storia recente e la colonna sonora che ha accompagnato la vita di tre generazioni di italiani.

«È come un lungo racconto radiofonico, fatto di parole e musica» dice Marta Suraci, responsabile marketing e comunicazione di RTL 102.5. «Un genere letterario nuovo che affronta i fatti storici del nostro Paese e li mette in relazione con la memoria di ciascuno di noi, attraverso le canzoni che tutti conosciamo, che abbiamo cantato e ballato. Un nuovo modo di fare storia, e magari anche di condividerla con i più giovani.»

Il libro inizia nell’euforia della fine degli anni Cinquanta quando le voci degli “urlatori” annunciano che tutto sta cambiando. A Milano una manifestazione religiosa presieduta dal cardinal Montini incrocia migliaia di giovani in blue jeans accorsi al festival del Rock’n’Roll dove debutta uno scatenato Celentano. Scoppia così la prima guerra del rock, con tanto di cariche della Celere e violenta reprimenda del futuro Paolo VI che tuona contro l’incivile manifestazione. Sono solo le prime avvisaglie di quello che accadrà negli anni Sessanta e Settanta. L’onda della rivolta parte da Valle Giulia dove gli studenti assaltano la Facoltà di Architettura. Tra i rivoltosi troviamo anche un giovanissimo Toshiro, nome di battaglia di Antonello Venditti, che nell’occasione incassa un paio di sonori ceffoni dal viceprefetto, suo padre. I mesi dell’autunno caldo, che sfoceranno negli anni di piombo, sono accompagnati dalle canzoni dei cantautori che finiranno poi, a loro volta, sotto accusa per essersi venduti all’industria discografica. Francesco De Gregoriprocessato al Palalido, e toccherà anche a Giorgio Gaber e persino a De André. Francesco Guccini eRoberto Vecchioni si difendono con le canzoni, Edoardo Bennato invece non le manda a dire e si lancia, fisicamente, nella rissa.

«Il libro racconta molte cose ma, soprattutto, di come alcune canzoni siano riuscite a descrivere, nel tempo, un’evoluzione, uno stato d’animo comune, un presentimento, una scelta, una paura, un frammento di storia» scrive Fabrizio Moro nella prefazione.

Sono infatti centinaia le storie che Mannucci racconta intrecciando cronaca, politica e musica: alcune grottesche come il concerto dei Led Zeppelin preceduto dalla mortificazione delle star del Cantagiro e seguito da scontri così violenti da rendere l’Italia off limits per le star del rock internazionale; altre surreali come l’improbabile incontro tra Piero Pelù e Licio Gelli, altre segnate da un destino beffardo: Bob Marley che incanta Milano nello stesso momento in cui nel mare di Ustica precipita l’aereo dell’Itavia. Scorrono poi le note che accompagnano il disimpegno degli anni Ottanta, la globalizzazione e l’avvento di internet, Tangentopoli, la Seconda Repubblica, le stragi di mafia degli anni Novanta e le contraddizioni del Duemila, tra migrazioni, ambiente, crisi economica, disillusioni e solitudini.

«Nel Suono del secolo ho raccontato di come il rock abbia cercato di cambiare la storia mondiale, nell’Italia suonata, invece, ho cercato di spiegare come la storia del nostro Paese, spesso folle e stonata, si sia fatta musica, si sia trasformata in canzoni e fenomeni sociali e di costume che sono diventati identità comune.» dice Mannucci.«Il cambiamento ha modificato il modo di concepire e fare musica, nel bene e nel male. Oggi siamo di fronte a un passaggio cruciale: ripercorrere il passato serve anche a sollecitare i nuovi cantanti e il loro pubblico. Il mio libro è un invito: non lasciatevi appiattire dalle logiche del marketing o dei social, state nella storia per cantarla. E ascoltarla.»

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