L’importanza di chiamarsi Ernesto visto all’Elfo Puccini
Mercoledì 22 Novembre 2017

L’importanza di chiamarsi Ernesto visto all’Elfo Puccini

Versione pop che graffia e diverte in ogni momento per la commedia di Oscar Wilde

Valeria Prina
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Graffiante, divertente, ogni parola una battuta che va a segno: è L’importanza di chiamarsi Ernesto, nella messinscena di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia vista a Milano al Teatro Elfo Puccini.

Prendete una commedia giocata sugli equivoci e dategli una virata pop: ecco un allestimento di L’importanza di chiamarsi Ernesto che l’autore Oscar Wilde avrebbe apprezzato perché sembra corrispondente al suo spirito. Ed è un pop che tocca tutti gli aspetti, a cominciare dalla scenografia giocata su colori molto vivi e sui costumi coloratissimi e certo non quotidiani. Sul fondo con video appaiono delle immagini di Oscar Wilde, una per ciascuno dei tre atti, inserita nell'ambientazione di quell'atto. In questo clima si muovono gli attori, strepitosi, con una recitazione volutamente sopra le righe. Ogni battuta assume così un forte rilievo e diventa una stilettata contro una società superficiale e piena di pregiudizi, incapace di vivere se non seguendo le mode. E gli attori stessi con i loro gesti e la recitazione mettono in ridicolo quei personaggi della borghesia inglese che incarnano. L’unico non messo alla berlina nel primo atto, che anzi sembra giudicare gli altri, è il servitore di Algernon, quest’ultimo incarnato da uno strepitoso Riccardo Buffonini, che inghiotte tramezzini e muffin e sa essere splendidamente sopra le righe come Giuseppe Lanino che interpreta John Worthing.

La messinscena, pur rispettando i diversi snodi della storia, riesce però a rendere giustizia all’autore, di cui sarebbe un peccato esaltare la classicità, che certo non gli appartiene nemmeno in questa commedia. Per il pubblico è una occasione di risate continue, a raffica come lo sono le battute, che insieme riescono a colpire e a mettere in luce le colpe di una società falsamente perbenista, pronta a tranciare giudizi superficiali, come ben esemplifica l'attenzione al nome, Ernest, sempre pronunciato qua con un accento inglese che evoca il termine «onesto».

L’importanza di chiamarsi Ernesto
di Oscar Wilde
regia, scene e costumi Ferdinando Bruni e Francesco Frongia
luci Nando Frigerio, suono Giuseppe Marzoli
produzione Teatro dell’Elfo
con Ida Marinelli (Lady Bracknell), Elena Russo Arman (Gwendolen Fairfax), Giuseppe Lanino (John Worthing), Riccardo Buffonini (Algernon Moncrieff), Luca Toracca (Reverendo canonico Chasuble), Cinzia Spanò (Miss Prism), Camilla Violante Scheller (Cecily Cardew), Nicola Stravalaci (Merriman / Lane)
a Milano al Teatro Elfo Puccini dal 17 novembre al 10 dicembre 2017

L’importanza di chiamarsi Ernesto visto all’Elfo Puccini

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