L’idiota visto a Milano al Teatro Out Off
Sabato 22 Febbraio 2020

L’idiota visto a Milano al Teatro Out Off

Il romanzo di Dostoevskij prende vita in scena coinvolgendo il pubblico sotto più aspetti

Valeria Prina
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Dostoevskij èprotagonista: L'Idiota, ora a Milano al Teatro Out Off rappresenta per i Demoni il sesto incontro con il grande autore russo, occasione per portare sulla scena la pagina scritta e scavare ancor più in profondità. Per gli spettatori la pièce diventa un invito a leggere quel libro che sta prendendo vita davanti ai loro occhi. Il principe Myskin (Giuseppe Attanasio) entra passando attraverso la sala, scende le scale con un abito bianco e una luce che si coglie nel suo volto: sorride con quell'innocenza che è la sua vera arma. Ma c'è chi ha armi ben diverse: quel coltello Rogozin (Mino Manni) lo utilizzerà. Tra loro, come in una cornice, figura eterea avvolta in un bianco abito, è Nastasja Filippovna (Emilia Scarpati Fanetti). Figura bellissima, motivo di forti desideri che si esplicano in modi molto diversi: per Rogozin lei è da prendere con la forza, per il principe Myskin è da conquistare con parole poetiche. È il nero e il bianco dei costumi, mentre la luce diventa rossa. E intanto il pubblico ancora una volta viene coinvolto: è a lui che il principe Myskin si rivolge dicendo «scusatemi». E ugualmente può sentirsi coinvolto quando in scena si nota (in fedele riproduzione) il quadro Il corpo di Cristo morto nella tomba di Hans Holbein il Giovane, occasione per discutere sulla religione, come avviene tra i due protagonisti. Il principe Myškin vedendolo, commenta: «quel quadro potrebbe anche far perdere la fede a qualcuno», esprimendo quello che era stato il pensiero di Fedor Dostoevskij, rimasto fortemente impressionato davanti a quel quadro visto nel 1867 a una mostra a Basilea. Per gli spettatori è anche stimolo a riflettere sull’influenza della pittura, quando era grande strumento di comunicazione, come oggi lo sono altri tipi di immagini, interpretabili da ognuno secondo la propria sensibilità.

La bella regia di Alberto Oliva è giocata sui chiaroscuri, che sono colori dell'anima, a cominciare dai costumi, con lei in un abito di bianca purezza, Rogozin dai colori tenebrosi e il principe Myskin che irradia luce fino all'incontro-scontro con Rogozin, che lo porta a un riemergere dell'epilessia. Le luci e i costumi evocano sentimenti e modi di vivere diversi diventando elementi contrapposti, come opposti sono i protagonisti. La drammaturgia di Alberto Oliva e Mino Manni mette in risalto molti dei temi di Dostoevskij: temi tratteggiati, ma che mai appesantiscono lo spettacolo. Si coglie una violenza di fondo, appare un triangolo che non è mènage à trois, ma premessa di scontro; si intuisce che i tanti milioni di rubli di Rogozin vengono da un arricchimento improvviso. Alla base è il rapporto uomo-donna, con lui molto più grande di una lei che accetta per convenienza, fino a quella violenza sulla donna, che tocca profondamente gli spettatori. Nel 2020 quei sentimenti che si vedono in scena sono particolarmente di attualità, come lo è la fine drammatica che si consuma.

L’idiota
Il lungo addio / Crudeltà e bellezza a lume di candela
drammaturgia di Alberto Oliva e Mino Manni
da L’Idiota di Fëdor Dostoevskij
con Mino Manni, Giuseppe Attanasio, Emilia Scarpati Fanetti
Regia di Alberto Oliva
Scene Francesca Ghedini, Costumi Marta Ossoli, Disegno luci Alessandro Tinelli, Assistente alla regia Francesco Colombi
A Milano, al Teatro Out Off, in collaborazione con i Demoni, dal 18 al 23 febbraio 2020

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