L’anima buona di Sezuan visto al Teatro Manzoni
Martedì 9 Novembre 2021

L’anima buona di Sezuan visto al Teatro Manzoni

Con la regia di Monica Guerritore, anche in scena, ispirata a quella di Strehler

Valeria Prina
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Tre dèi, molto attesi, arrivano nella provincia di Sezuan alla ricerca di un’anima buona: ne basta una. Già l’inizio di L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht, ora a Milano al Teatro Manzoni, lo lascia intuire: siamo di fronte a una storia più vicina alla favola che alla realtà. E’ nelle pieghe dello spettacolo e della storia che sta il fascino dello spettacolo. Perché la regia di Monica Guerritore (anche interprete), che riprende quella di Strehler del 1981, gioca sulle luci: tutta la scenografia è fatta soprattutto di luce e della sua mutevolezza, che indica l’evolversi della giornata, ma anche il cambiamento di atmosfera. Anche i costumi, con una impronta decisamente manichea, sono bianchi per personaggi che dovrebbero essere considerati buoni e neri per i cattivi: Shen Te (Monica Guerritore) all’inizio, da prostituta, indossa un abito rosso. Ma quando, unica, si dimostra capace di un gesto buono, accogliendo nella sua piccola casa gli dèi, l’abito indossato diventa totalmente bianco, come quello degli dèi, per poi diventare nero quando, per proteggersi, deve assumere le sembianze del cugino cattivo Shui Ta.

La recitazione, attentamente esagerata per i toni della voce con una gestualità meccanica, è indice della critica dell’autore, che a sua volta ne stimola una nello spettatore. Così si irride al poliziotto, che si muove a ritmo del fischietto e con gesti decisamente meccanici, (volutamente) ridicoli, ma è una irrisione più vicina a un giudizio negativo. Uguale critica riguarda giudici e giustizia, che qui appaiono come personaggi chiaramente incapaci, irraggiungibili, in gran parte nascosti dietro a quel mezzo sipario di tela bianca orizzontale, molto brechtiano. Evitata – aspetto ugualmente molto brechtiano - è un’empatia o coinvolgimento del pubblico, perché possa mantenere uno sguardo distaccato e dunque disposto alla critica, anche feroce.

«Sii buona, sii felice» le dicono gli dèi, ma per lei la bontà non è un passaporto per la felicità. Anzi, richiede di essere camuffata per consentire a Shen Te perlomeno la sopravvivenza dall’assalto dei tanti approfittatori. Ed ecco che Monica Guerritore passa da un personaggio all’altro cambiando costume e colore, dal bianco al nero, e anche accentuando i gesti. Passa dalla buona Shen Te al cattivo cugino Shui Ta, che è anche un modo per evidenziare come i due lati convivano nella stessa persona. Oggi diremmo anche che in uno stesso individuo ugualmente convivono aspetti femminili e maschili e Monica Guerritore sa essere credibile sia come Shen Te che come Shui Ta, secondo le modalità e i limiti previsti da Brecht. Come lei anche gli altri attori ricoprono più ruoli differenti, a dimostrazione di quanto siano soprattutto uno strumento per raccontare o per sostenere delle idee. Al punto che ogni tanto si rivolgono direttamente al pubblico. E direttamente rivolta al pubblico è la voce di Strehler registrata, che si sente alla fine e con le parole della poesia di Brecht induce a riflettere sull’amore come debolezza, che è appunto quanto ha vissuto Shen Te. Ed è una voce che suona alle spalle degli attori abbracciati in una solidarietà, unica difesa contro il male o le difficoltà.

Monica Guerritore, con uno spirito di omaggio, ha curato la regia ispirandosi all’edizione di Giorgio Strehler del 1981 (non quella del 1958), che aveva voluto in scena solo una baracchetta, a sua volta ispirato da Fellini che gli aveva raccontato di cercare un luogo dove girare Il Bidone. Rispetto all’edizione di Giorgio Strehler, curando la regia Monica Guerritore ha ridotto la durata, portandola da 4 ore a 2 ore e mezzo e ha tolto molte delle parti musicali.

L’anima buona di Sezuan
di Bertolt Brecht
traduzione di Roberto Menin
omaggio a Giorgio Strehler
con Monica Guerritore (Shen Te alias Shui Ta)
e con (o.a.) Matteo Cirillo (Yang Sun, un aviatore senza lavoro / il falegname LinTo); Alessandro Di Somma (Secondo Dio / il bambino / la vedova Li); Vincenzo Gambino (Wang, un venditore d’acqua / il fratello zoppo); Nicolò Giacalone (il barbiere Shu Fu / il marito); Francesco Godina (il poliziotto / il nipote gagà / Primo Dio); Diego Migeni (Terzo Dio / la Signora Mi Tzu); Lucilla Mininno (Signora Yang / la moglie)
scene da un’idea di Luciano Damiani, disegno luci Pietro Sperduti, costumi Valter Azzini, direttore dell’allestimento Andrea Sorbera, collaborazione musicale Paolo Daniele, assistente alla regia Valentina Morini, regista assistente Leonardo Buttaroni
regia Monica Guerritore ispirata all’edizione di Giorgio Strehler (Milano 1981)
a Milano al Teatro Manzoni dal 4 al 17 novembre 2021 (feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30 - sabato 13 novembre ore 15.30 e 20.45)

L’anima buona
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