La scuola delle mogli visto al Teatro Elfo Puccini
Martedì 5 Marzo 2019

La scuola delle mogli visto al Teatro Elfo Puccini

Spettacolo e considerazioni nella commedia di Molière, di cui la bella regia di Arturo Cirillo esalta tutte le caratteristiche

Valeria Prina
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Vietato vietare: potrebbe proprio essere questa, con un gioco di parole, la conclusione a cui si arriva vedendo a Milano La scuola delle mogli di Molière al Teatro Elfo Puccini. Arnolfo, il protagonista (Arturo Cirillo), cresce l’adolescente Agnese isolata dal mondo nella più totale ignoranza, per poterla poi dominare una volta sposata. Filosofeggiando sui vantaggi di scegliere come moglie una donna né intelligente né bella (meglio un'idiota anche brutta, dice) camuffa la sua paura e gli intrighi della storia, tipici di Molière, fanno prevedere una inevitabile punizione.

È una storia chiaramente sopra le righe, che Arturo Cirillo con la sua regia rende giustamente ridicola, restituendo alla protagonista Agnese la sua capacità di vivere secondo i suoi desideri, in modo naturale, senza nemmeno rendersi conto di essersi ribellata e Valentina Picello sa renderla in tutto il suo candore. Arturo Cirillo, in qualità di attore, ridicolizza il suo personaggio giocando con una recitazione che rende volutamente pomposa, giocando con le parole e con le espressioni del viso e del corpo. Anche i costumi damascati concorrono a definire il personaggio. Più scanzonato, e dunque più umano, appare l'altro protagonista maschile, Orazio (Giacomo Vigentini): anche lui è vestito damascato, ma con un bomber. Sono dunque come due facce della stessa medaglia: uno incapace di considerare la donna come essere pensante, in grado di ragionare e degna di vivere la sua libertà; l'altro pronto ad amare una donna senza assoggettarla e capace di giocare una partita alla pari. Così il primo appare come ridicolo, ingessato in una corazza costruitasi per paura, l'altro dimostra invece tutta la sua allegria.

Naturalmente, dicevamo, è una storia portata agli estremi: così anche la scenografia è corrispondente, con luci che danno colori molto vivi sia al fondo della scena che alla costruzione al centro. È una casa su due piani, dove in alto è relegata Agnese. Anche qui c'è un balcone, ma sembra ospitare più paure che amore alla Romeo e Giulietta. È una casa girevole su se stessa e Arturo Cirillo la spinge regolarmente per farla ruotare. Ulteriore dimostrazione di come il protagonista vorrebbe che il mondo girasse secondo la sua volontà. E ancora una volta Arturo Cirillo, in quanto attore, irride il suo personaggio, perché al grande sforzo non corrisponde un grande risultato.

Dunque, aldilà della indubbia spettacolarità, la commedia con questa messinscena riesce a essere ferocemente critica. Insieme però, se consideriamo quel tanto di autobiografico che c'è sempre nelle opere di Molière, lascia intravedere la paura dell’autore,prossimo a sposare una donna molto più giovane di lui.

La scuola delle mogli
di Molière
traduzione di Cesare Garboli
regia Arturo Cirillo
con Arturo Cirillo, Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta Pizzigallo, Giacomo Vigentini
scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, luci Camilla Piccioni, musiche Francesco De Melis
produzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Napoli
a Milano al Teatro Elfo Puccini dal 26 febbraio al 10 marzo 2019

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