La commedia della vanità visto al Pacta Salone
Martedì 7 Maggio 2019

La commedia della vanità visto al Pacta Salone

La commedia di Elias Canetti nella produzione Pacta.dei Teatri giocata sul grottesco

Valeria Prina
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Una scenografia coloratissima e luminosa, con effetti marmorizzati tutti giocati sul rosso e il giallo, accoglie al Pacta Salone a Milano gli spettatori di La commedia della vanità di Elias Canetti.

Già dalle prime parole la storia appare inquietante: si annuncia che è obbligatoria la distruzione di specchi e fotografie e chi verrà trovato in possesso di questi oggetti verrà condannato a morte. L'editto è presentato come un modo per difendersi dalla vanità. All'inizio viene accettato, ma dieci anni dopo la gente striscia nel buio, pronta a pagare per una sbirciatina a uno specchietto.

La dittatura impone così di cancellare la propria identità, qui simboleggiata dalle immagini riflesse dagli specchi e dalle foto e i ritratti. Già questo appare drammatico, ma ancora più inquietanti sono alcune considerazioni, come l'entusiasmo dimostrato bruciando specchi e fotografie, ispirato a Elias Canetti dal rogo dei libri nella Germania di Hitler. Entrambi i fatti, quello reale e quello messo in scena, dimostrano come una dittatura possa incunearsi tra la gente con la complicità e l'accettazione di questi. L'unico modo per sfuggire alla imposizione sembra quello di aggirarla, piuttosto che ribellarsi immediatamente e in questo caso il proibizionismo americano sembra poter fare da ispirazione.

Tutto appare ancora più inquietante oggi, quando così tanti vogliono fare selfie, spesso coinvolgendo anche altre persone e si sentono sempre più casi di riprese di gesti delittuosi e altri casi di revenge porn. Se con La commedia della vanità Elias Canetti parla di azioni dittatoriali, quelle di oggi appaiono piccole forzature / grandi violenze individuali contro l'identità personale.

La storia, che nella scrittura di Elias Canetti prevede una trentina di personaggi, qui è portata avanti da sei attori, a simboleggiare personalità differenti. La recitazione è concitata, sembra quasi isterica? Ma come si potrebbe giudicare un editto che impone la distruzione degli specchi, pena la morte, se non (nel miglior dei casi) isterico? Così, visto con gli occhi di oggi, tutto appare grottesco e in questa chiave è tutta la messinscena, dalla recitazione ai costumi e le maschere, che appaiono sul finale, cariche di una forte simbologia ottimistica. Perché questa è una commedia: se l'inizio è drammatico, la fine è allegra. E anche la scenografia che appare in vari momenti allegra e colorata, risultato di proiezioni d'effetto, stridendo con il racconto sottolinea a sua volta il lato grottesco.

Lo spettacolo va in scena nel 25º anniversario della morte di Elias Canetti avvenuta nel 1994, tredici anni dopo aver ricevuto il Nobel per la letteratura (1981).

La commedia della vanità
di Elias Canetti
traduzione Bianca Zagari
con Maria Eugenia D'Aquino, Paui Galli, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi, Eliel Ferreira de Sousa
regia Annig Raimondi
musiche originali Maurizio Pisati, spazio scenico Lazlo Ctrvlich, disegno luci Manfredi Michelazzi, costumi Nir Lagziel, assistente costumi Marlene Pisati, assistenti alla regia Marianna Cossu e Maria Grosso, oggetti di scena Progetto Ri-costruzione ASST Lodi
produzione PACTA . dei Teatri con il contributo di NEXT - Regione Lombardia
a Milano al Pacta Salone dal 3 al 19 maggio 2019 (prima assoluta)

La commedia della vanità visto al Pacta Salone

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