La cena delle belve visto al Teatro Carcano
Martedì 14 Gennaio 2020

La cena delle belve visto al Teatro Carcano

7 amici costretti a una scelta estrema da una rappresaglia della Gestapo nella Roma del 1943: l’amicizia sopravviverà?

Valeria Prina
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«Homo homini lupus»: è facile pensarlo vedendo La cena delle belve ora a Milano al Teatro Carcano. La citazione da Hobbes introduce al clima da belve «fuori e dentro». «Fuori» perché subito scopriamo che siamo durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, quando i tedeschi occupavano Roma. A delineare l'atmosfera è il video che vediamo scorrere sul fondo della scena in bianco e nero con sfilate marziali, Hitler e saluti nazisti. Quando il video finisce, sul fondo rimane comunque una visione dei tetti di Roma in bianco e nero per nulla tranquillizzante. Il «dentro» è rappresentato dai protagonisti della storia, sette amici che all'inizio vediamo riuniti per festeggiare il compleanno della padrona di casa, Sofia. Altrettanto significativi sono i regali che riceve, come delle calze e una confezione di zucchero, mentre un invitato porta una valigia carica di beni alimentari ottenuti grazie alla borsa nera. La festa è ancora all'inizio quando sentiamo una sparatoria, mentre su quello schermo scorrono immagini con uno stile da cartone animato, ma assolutamente inquietante. Precedono un altro ingresso ancor più inquietante. Irrompe un ufficiale della Gestapo, che per rappresaglia, essendo stati uccisi due ufficiali tedeschi, pretende di prendere due ostaggi per ognuno dei dieci appartamenti. In quell’appartamento, dove il padrone di casa Vittorio è il libraio dal quale spesso compra delle opere, saranno loro a decidere chi dovrà consegnarsi. Automaticamente ogni amicizia finisce: bassezze, meschinità, egoismi, tentativi di salvarsi a qualunque costo non si contano. L'istinto di sopravvivenza porta con sé quello di sopraffazione. Anche Vittorio non si sottrae a un tentativo di salvarsi sacrificando la moglie Sofia. Come verrà operata la scelta e che cosa succederà non ve lo sveliamo per non togliervi le sorprese. Logico però riflettere su quanto amicizie e relazioni di coppia possono infrangersi quando è a rischio la propria vita. Ma anche altre riflessioni si innestano. Inevitabile pensare quanto il destino possa essere determinante, non solo perché i sette si trovano a rischio della propria vita solo perché sono in quella casa, ma anche perché una invitata, la moglie del medico, non è presente perché ammalata. A dominare su tutto è la riflessione su un'epoca, che gli spettatori non hanno vissuto direttamente, ma ne hanno solo sentito parlare. È Storia con la S maiuscola, ma su questa si innestano storie quotidiane. Così diventano significativi i regali portati alla festeggiata, prova di quanto la guerra riesca a rendere appetibili anche cose che normalmente sembrano abituali. E a immergere meglio lo spettatore in un'atmosfera pesante, di sospetto e di circospezione, concorrono i video che vediamo scorrere sul fondo della scena, ma anche l'accensione di una radio d'epoca su Radio Londra mentre trasmette messaggi cifrati: indispensabile smorzare il volume e subito dopo spostare la sintonia su un'altra trasmissione di musica.
Così la pièce, grazie alla attenta regia di Julien Sibre con Virginia Acqua, procede su due binari: da una parte il clima di guerra e di oppressione che ben si percepisce e chiunque si augura non debba più tornare. Dall'altra parte si colgono sentimenti sempre in agguato, come il prevalere del proprio interesse a scapito di amicizie, affetti, rapporti di coppia. Ma questo è un momento di teatro: riflessioni e interrogativi si ripropongono dopo gli applausi, che sottolineano anche l’ottima interpretazione degli attori, perfettamente in parte, in ruoli tutti di rilievo e ben definiti, che compongono questo grande cast e rendono la pièce un bel momento di teatro.

La cena delle belve (Le repas des fauves)
di Vahè Katchà
Elaborazione drammaturgica Julien Sibre | Versione italiana Vincenzo Cerami
Con (in o. a.) Marianella Bargilli (Sofia), Emanuele Cerman (Vincenzo), Alessandro D’Ambrosi (Pietro), Maurizio Donadoni (Andrea), Ralph Palka (Herr Komandant Kaubach), Gianluca Ramazzotti (il Dottore), Ruben Rigillo (Vittorio), Silvia Siravo (Francesca)
Scene Carlo De Marino |Costumi Francesca Brunori |Disegno luci Giuseppe Filipponio
Regia associata Julien Sibre e Virginia Acqua
Produzione Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production Srl | Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
In collaborazione con 51mo Festival di Borgio Verezzi
Durata: 1 ora e 45 minuti + intervallo
martedì e venerdì ore 19.30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 | domenica ore 16.00
A Milano al Teatro Carcano dal 9 al 19 gennaio 2020

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