La camera azzurra da Simenon vista al Teatro Carcano
Martedì 22 Ottobre 2019

La camera azzurra da Simenon vista al Teatro Carcano

Una storia tutta da scoprire in una pièce piena di sorprese

Valeria Prina
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Non pensate a un classico giallo di Simenon e nemmeno a una semplice questione di corna di memoria francese. La camera azzurra ora a Milano al Teatro Carcano è ben di più e riserva molte sorprese, senza che alcun particolare si riveli alla fine casuale.

Come nel romanzo di Simenon la pièce si apre su una camera azzurra, dove una coppia ha appena finito di fare l'amore: inequivocabile, altamente erotico, ma non volgare. Ti piacerebbe - chiede lei - passare con me il resto della tua vita?». E anche: «Se mi ritrovassi libera ti libereresti anche tu?». Domande che, non lasciando dubbi, avranno molto rilievo.

Tutto è azzurro: ogni elemento d'arredo, gli abiti dei due amanti, Andrèe (Irene Ferri) e Tony (Fabio Troiano) e della moglie di quest'ultimo, Gisèle, che vediamo in fondo seduta, apparentemente impegnata a sferruzzare. Unico vestito in modo classico, a sinistra, fuori della camera è il commissario (Mattia Fabris). Pone molte domande e Tony e Andrèe rispondono. Entrambi sposati scopriamo che si conoscevano da piccoli, si erano ritrovati casualmente ed era scoppiata la passione. Che lui, vittima di complessi di colpa, aveva cercato di tacitare concedendoci due settimane di vacanza con moglie e figlia. Sono tanti momenti raccontati, flashback che prendono vita illuminati da una luce spettrale, che annulla per un momento tutto l’azzurro, per poi tornare dominante in un gran bel alternarsi di luci, con i volti sempre perfettamente visibili, senza alcuna fastidiosa dominante. Il gioco di luci, curato da Alessandro Verazzi, insieme alla scenografia di Maria Spazzi, ugualmente molto bella, sono in grado di ricostruire una camera azzurra, una situazione, che però ha qualcosa di irreale.

La passione dei due amanti sembra contrapporsi al rigore del giudice, ma nessuno può dirsi innocente: anche il rigore del commissario è traballante, messo in discussione da Andrèe. Tutti devono accettare le proprie responsabilità. Non è tutto, perché molto c'è ancora da scoprire, che l'ottimo cast non permette di svelare fino all'ultimo (meno ancora noi lo sveleremo). Ugualmente sono una sorpresa - bella sorpresa - le scelte registiche di Serena Sinigaglia, con l'utilizzo di scenografia, costumi, luci, insieme alle parole, i gesti, i movimenti, per raccontare la storia. Che non è un semplice giallo, anche se le uccisioni ci sono. Non è nemmeno solo la storia di un tradimento, ma è il racconto di una piccola provincia, dove può nascere la passione con il complice, consapevole silenzio di tutti e con una moglie che preferisce fingere di ignorare per non perdere la propria posizione. Così vediamo la moglie Gisèle (Giulia Maulucci) seduta sferruzzare sul fondo della camera azzurra, dove avviene il tradimento. Apparentemente è impassibile. 

La camera azzurra
di Georges Simenon
Adattamento teatrale Letizia Russo
Con Fabio Troiano, Irene Ferri, Giulia Maulucci, Mattia Fabris
Regia Serena Sinigaglia
Assistenti alla regia Sandra Zoccolan, Giulia Dietrich; Scenografia Maria Spazzi; Costumi Erika Carretta; Disegno luci Alessandro Verazzi; Scelte musicali Sandra Zoccolan
Foto di Laila Pozzo
Produzione Nidodiragno / Coop CMC - Sara Novarese
A Milano al Teatro Carcano dal 17 al 27 ottobre 2019 (prima nazionale) e poi in tournèe

La_Camera_Azzurra

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