Irene Fornaciari e “Un amuleto” - intervista
Venerdì 9 Agosto 2019

Irene Fornaciari e “Un amuleto” - intervista

Cristian Pedrazzini
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Irene nasce la vigilia di Natale a Pietrasanta; un dono speciale per la sorella Alice. Una bambina schiva, che per gioco improvvisa sugli accordi che la sorella strimpella per lei. Il sogno, coltivato da bambina di fare la veterinaria. La volontà di fare altro nella vita, alla ricerca di se stessa. La musica, nonostante lei intenda andare in direzione contraria, la sceglie. Approda a Sanremo nelle nuove proposte nel 2009 e poi nella categoria big nel 2010. Torna, con un brano Davide Van De Sfroos, nel 2012 e con “Blu” nel 2016. Una carriera che sceglie di fare, recidendo il cordone ombelicale, muovendosi da sola, esorcizzando con la musica le sue paure.

“Come un amuleto che protegge i sogni
vegli su di me
Come un vento tiepido che scalda i giorni
incantevole
Dentro ogni ricordo, dentro le mie vene
sei un gigante
Come un amuleto che protegge i sogni
e canto, e vivo, e penso a te
sempre..."

“Un amuleto”, come nasce questa canzone?
Una canzone molto importante, dedicata a zio Marco, il fratello di mia mamma. Un artista e un uomo meraviglioso. L’ho conosciuto già sofferente, era malato di sclerosi multipla. Un uomo e un artista incredibile: disegnava fumetti, suonava la chitarra molto bene e ha scritto testi indimenticabili. Dune Mosse di papà è sua. Ho sentito la necessità di raccontare di lui, di quanto mi abbia insegnato. Andavo a trovarlo e lo portavo a fare lunghe passeggiate. Mi ha lasciato tantissimo: un vero gigante per me, un faro ad illuminare il mio cammino, per sempre. La melodia è arrivata subito, le parole invece, proprio per le emozioni forti alle quali chiedevo di dare voce, faticavo a trovarle. Ho chiesto aiuto a Diego Calvetti, allora il mio produttore, che ha saputo, avendo anche lui vissuto un lutto recente, tradurre i miei pensieri.

Quando ti sei avvicinata alla musica?
Con mia sorella maggiore Alice, per gioco; passavo molto tempo nello studio del babbo. Alice buttava giù qualche accordo e io improvvisavo liberamente, rassicurata dall’intimità di una stanza chiusa, era solo per noi. Era liberatorio per me; all’epoca ero molto timida e impacciata. Cantando a porte chiuse, esprimevo quello che non riuscivo a parole. Un giorno mia sorella ha spalancato, idealmente, la porta di quel “secret garden” facendo ascoltare una registrazione a tutta la famiglia. Da allora non è stato più un segreto e a stupire era la mia voce: una sorpresa per una bimba timida quale ero. Da lì ho preso consapevolezza, poco alla volta di come potesse essere per me un vero e proprio strumento.

Quando hai capito che sarebbe stata proprio la musica il tuo mestiere?
Sognavo di fare la veterinaria, nonostante fossi consapevole di avere qualcosa che mi legava alla musica. Capivo, infatti che con la voce riuscivo ad esprimermi, a mostrarmi come non mi era possibile. Nel 2003 ho fatto un provino, quasi per caso; a sfidare i miei limiti, la mia innata timidezza. Probabilmente l’aver affrontato quel provino con l’idea che non mi avrebbero preso è stato vincente. Ho fatto il musical I Dieci Comandamenti e da lì è cominciato tutto.

Oggi sei finalmente libera di esprimerti?
Oggi quando sono su un palco mi sento bene, perfettamente a mio agio. Vivo il rapporto col mio pubblico in modo intenso, al punto di desiderare di scendere e stare in mezzo a loro. Altra cosa sono le dirette TV, dove tutto quello che si frappone tra me e il pubblico, mi inibisce. Le luci, le telecamere, mi allontanano, dando di me un immagine diversa. Sono consapevole di apparire “distante”, altezzosa. In realtà è la mia timidezza a farla ancora da padrone.

Irene, qual è oggi la tua direzione, i tuoi progetti futuri?
Il mio desiderio è quello di fare un Tour invernale. Fino ad oggi ho scelto piazze estive. I Live sono fondamentali per me; non si può mentire, perché tirano fuori solo la verità. Vorrei tornare nei piccoli teatri e mostrarmi senza filtri. Vorrei che il mio pubblico potesse vedermi da vicino, per poter regalare loro le mie emozioni.

Ci salutiamo, ma prima di andare, Irene sorridente mi dice – la sai una cosa curiosa? Io e Alice viviamo vicino, nella casa di famiglia. Io dal mio home studio, perfettamente insonorizzato, sento le vibrazioni della casa di Alice che martella sul filo con cui crea gioielli. Questo mi costringe a sospendere le registrazioni ed implorare Alice di stabilire dei turni, per evitare di includere le vibrazioni del suo martello!-

“E capita ti sento che sei lì che
guardi
tra le nuvole
e ti cerco ancora in un mondo
buono
capovolto
come un amuleto che protegge
i sogni”

Ph:Marco Piraccini

irene_fornaciari

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