Io, Moby Dick di Corrado d'Elia visto al Litta
Lunedì 12 Giugno 2017

Io, Moby Dick di Corrado d'Elia visto al Litta

Corrado d'Elia diventa Achab e rivive la grandiosità del romanzo di Melville

Valeria Prina
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Non aspettatevi quello che è uno degli incipit più famosi della letteratura: non sentirete «Chiamatemi Ismaele», perché non è un punto di vista distaccato quello scelto da Corrado d'Elia per portare in scena Io, Moby Dick a Milano al Teatro Litta. Ci parla di bisogno di andare oltre i confini, di ossessioni, per poi dare voce a quelle ossessioni stesse. Corrado d'Elia diventa Achab: seduto al centro della scena è circondato da cannocchiali: ricordate l'Achab di Gregory Peck nel famoso film di John Huston? In realtà vive quei cannocchiali come delle lance, da utilizzare per trafiggere  Moby Dick (sono le fiocine con cui arpionarlo, ma anche le imbarcazioni che verranno calate dal Pequod per arpionarlo). Si racconta, racconta la sua ossessione destinata a infrangersi e portare lui e tutti alla distruzione. Ci fa vivere un'atmosfera e ci trasporta tutti dentro, immergendoci in quel mare (facilmente immaginabile d'acqua e di mostri ossessivi) grazie all'uso di suoni, musica e luci (curate da Marco Meola) blu, verdi, ma anche inquietantemente bianche abbaglianti, esaltanti secondo esaltazione. Sono luci che traducono in immagini, rendendo visivamente evidente, la grandiosità fantastica del romanzo di Melville. Tale da influenzare anche Bob Dylan, che, presentando il 4 giugno la sua lectio magistralis per la consegna del Nobel per la letteratura, ha citato come libro fondamentale per la sua formazione proprio Moby Dick, oltre a Niente di nuovo sul fronte occidentale e l'Odissea. Lo ha definito un libro affascinante, ricco di scene di grande drammaticità e di un dialogo ugualmente drammatico.

Quelle luci svelano la struttura del palcoscenico, mettendolo a nudo e rivelando quella scala che corre e si inerpica lungo il fondale e raramente si mostra. E allora diventa facile pensare che le ossessioni che si impadroniscono di noi e quel desiderio di sconfiggere i mostri possono essere tante, differenti tra loro. E possono essere anche il desiderio inarrestabile di dare vita a un teatro che non si fermi in superficie e invece coinvolga gli spettatori.

Lo spettacolo è stato definito «album», come altri portati in scena da Corrado d'Elia, ma qui lui non racconta il suo incontro con un personaggio, ma diventa davvero Achab, a volte sdoppiandosi per meglio sottolineare quanto sia grande, ma anche solo, isolato in questa sua folle corsa che ha per capolinea la distruzione (e non solo di se stesso).

Io, Moby Dick
progetto e regia di Corrado d'Elia
liberamente ispirato a Moby Dick di Hermann Melville
con Corrado d'Elia
assistente alla regia Federica D'Angelo, ideazione scenica e grafica Chiara Salvucci, audio Gabriele Copes
luci Marco Meola
foto di scena Angelo Redaelli, collaborazione alle ricerche bibliografiche Alessandro Sgamma
produzione Compagnia Corrado d’Elia (nuova produzione)
A Milano al Teatro Litta MTM dal 5 al 17 giugno 2017
Replica straordinaria sabato 17 giugno alle ore 18

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