Jovanotti è l’ospite a sorpresa del Giffoni Film Festival, arriva come un fiume in piena, alla guida di una bicicletta sfila tra 3.000 ragazzi in delirio, per ricevere il Premio Truffaut.
Lorenzo cosa pensi del Festival di Giffoni?
I ragazzi della giuria sono fortunati ad essere qui, è un posto magico, la dimostrazione che al Sud si può fare qualcosa di grandissimo e di eccezionale, essere qui è un viaggio pazzesco, un’esperienza unica. Questo Festival va difeso e sostenuto ancora di più, va aiutato sempre, come diceva Truffaut è un Festival necessario.
Che rapporto hai con il cinema?
Le immagini per me hanno contato più della letteratura, da ragazzino non leggevo niente, anche oggi ragiono per immagini, sono un forte divoratore di cinema e internet
Quando si ascolta un tuo brano musicale, già dalle prime note si capisce che sarà un successo. Come nascono i tuoi pezzi?
Ci lavoro molto, sono sempre acceso alla ricerca di suggestioni, a volte sconfino nella patologia, non stacco mai, c’è chi pensa che io sia pazzo. Ancora oggi, dopo 25 album, mi trovo completamente disarmato. ‘Tutto l’amore che ho’ è nata da un semplice ritmo ma la verità è che mi impegno molto, quando mi metto al lavoro devo evocare i santi e sperare che arrivino. Quando una canzone funziona lo capisco subito, immagino le radio che la passano, la gente che la balla davanti a me ai concerti.
25 album nella tua carriera, ma qual è il ricordo che hai della tua prima canzone?
Ho sentito ‘Rapper’s delight’ dei Sugarhill Gang e ho detto ’questa la posso fare anch’io’. Sentivo De Andrè e mi piaceva ma non dicevo la posso fare anch’io.
La caratteristica che contraddistingue Jovanotti è la sua vitalità…
Si la mia vivacità è dovuta da un mix di sensazioni, un miscuglio di adrenalina. Combatto grandi vuoti, come la perdita di mio fratello Umberto. Era il più grande tra noi, un pilota che 4 anni fa è precipitato con il suo aereo e non si sono più avute notizie. Mi ha insegnato ad amare la musica, mi ha coperto quando commettevo qualcosa che non andava, mi ha insegnato a fare il boy scout e a riparare le biciclette, è stato un grandissimo entusiasta delle cose che facevo. Prima lo sentivo ogni tanto al telefono, ora lo sento sempre, tutti i giorni.
Come affronti la vita? Sei un’ottimista?
Reagisco alle cose, tendo in generale ad affrontare le cose per risolverle con uno sguardo positivo. Ma il successo di una canzone ha a che fare con l’autenticità che ci metti dentro, una canzone funziona non perché è ottimista ma perché è autentica. L’ottimismo o il pessimismo non sono un valore, l’autenticità è un valore.
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