Il giardino dei ciliegi secondo Cabiria Teatro visto online
Lunedì 28 Dicembre 2020

Il giardino dei ciliegi secondo Cabiria Teatro visto online

Una messinscena particolare per la pièce di Cechov vista in anteprima su Youtube

Valeria Prina
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La fine è qui il principio. È questo l’adattamento scelto da Cabiria Teatro per la messinscena di Il giardino dei ciliegi di Cechov. È la voce fuori campo a dire «alla fine capiamo le cose successe»: è la voce del vecchio servitore Firs (la voce è quella di Alessandro Ferrara) che annuncia che oggi 22 agosto il giardino dei ciliegi va all’asta. «L’ho comprato io: ho comprato la proprietà dove mio nonno e mio padre erano schiavi»: dall’annuncio di Lopachin, non nascosta spia di rivalsa, tutto cambia, perché i due attori, Mariano Arenella e Elena Ferrari, sempre in scena, interpretano tutti i personaggi.
Se questo può creare problemi nella individuazione dei personaggi e delle diverse situazioni, si accentua però l’attenzione su alcuni temi e atmosfere. Perché la Russia del momento sta vivendo la nascita della borghesia, al posto di una aristocrazia messa in crisi economica dalla fine della servitù della gleba. La classe che fino a quel momento era stata schiavizzata si è liberata, togliendo un puntello agli aristocratici, pur non arrivando a una vera indipendenza economica, rimanendo ai margini rispetto alla nuova borghesia. Come Firs, sta a guardare, a giudicare, pur rimanendo in una posizione esterna. È nell’ombra ed è proprio quell’ombra in cui il vecchio servitore è immerso all’inizio.
Poco dopo la luce arriva sulla scena con delle strutture che evocano i ciliegi del titolo e una riproduzione in miniatura della casa che scomponendosi e aprendosi richiama momenti differenti, da intuire durante la visione. È una messinscena fatta di racconti di fatti come è nello stile di Cechov, che non mette in scena vere azioni, ma solo racconti di queste, avvenute altrove e punta sul creare delle atmosfere e suscitare sensazioni. Così la messinscena scelta da Cabiria Teatro recupera lo spirito di Cechov, esalta la situazione storica che fa da sottofondo alla pièce, pur muovendosi liberamente all’interno del testo. Raccontato da Cechov è quello che allora era vissuto come il «nuovo», con il superamento di valori precedenti e un’attenzione al turismo sotto forma di villeggianti a cui proporre in vendita villini, dopo la parcellizzazione del terreno, in seguito alla eliminazione degli alberi da ciliegio.
Un modo dunque di evolversi, di cambiare, semplicemente rifiutando il passato e mettendo in secondo piano la bellezza (a favore dei soldi), rappresentata in quest’opera dal giardino dei ciliegi, un luogo molto caro a Cechov stesso, che con dolore aveva appreso della distruzione di quel giardino dei ciliegi che lui stesso aveva piantato alla periferia di Mosca.
Temi universali dunque, al centro di un grande classico del teatro, che questa messinscena ne dimostra le tante possibilità di visione, in grado di catturare un pubblico molto differenziato.

Il giardino dei ciliegi
Di Anton Pavlovic Cechov
Interpreti e Regia Mariano Arenella e Elena Ferrari
Disegno luci/Aiuto regia Davide Rigodanza; Scene Matteo Capobianco; Movimenti scenici Alessandra Bordino; Suoni Massimiliano Perticari; Costumi Roberta Spegne; Costruzioni Alessio Onida
Compagnia Cabiria Teatro
Produzione Cabiria Teatro/Nuovo Teatro Faraggiana
Prima Nazionale sul canale youtube a-novara, nell’ambito del progetto La cultura è essenziale
Giovedì 17 dicembre 2020 dalle ore 21:00 fino al mattino seguente

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