Il delitto di Via dell'Orsina visto al Teatro Franco Parenti
Venerdì 17 Dicembre 2021

Il delitto di Via dell'Orsina visto al Teatro Franco Parenti

Andrée Ruth Shammah dirige un cast d’eccezione per uno spettacolo tutto da scoprire

Valeria Prina
scarica l'articolo in formato pdf

Mentre ridete fate attenzione ai particolari: in Il delitto di Via dell'Orsina, ora a Milano al Teatro Franco Parenti, sono tanti e tutti di rilievo, come le sorprese, mentre risaltano più temi.

Da due paia di scarpe e due gilet si capisce che nel letto a baldacchino, al centro della scena, ma nascosto alla vista di tutti, c’è chi non dovrebbe esserci. Prima sorpresa: è un ex compagno del prestigioso collegio frequentato molti anni prima dal padrone di casa. Ma Mistenghi (Antonello Fassari), l’allora secchione, è diventato cuoco e il somaro, Oscar Zancopè (Massimo Dapporto), ha quella sontuosa casa in cui si trovano, con due servitori, pur provvisoriamente perché uno sta passando le consegne al più giovane Giustino.

I due attori – Dapporto-Fassari -, perfetti nei loro ruoli, giocano sui postumi di sbornia, con relativi vuoti di memoria dei loro personaggi, provocando le risate del pubblico. Con la loro recitazione svelano i diversi stati d’animo, i timori, i sensi di colpa, l’inconsapevolezza, unita ai tanti dubbi. Massimo Dapporto porta con signorilità quei postumi di sbornia; Antonello Fassari, che deve apparire più goffo, ha il naso rosso, come dice l’altro, proprio il naso del clown Augusto. Certa invece di quanto il marito abbia combinato la notte scorsa, grazie a un ricciolo biondo che ha trovato, è la moglie, interpretata da Susanna Marcomeni, a cui a volte è affidato il compito di inserire un tocco musicale nella storia. Tra loro, Antonio Cornacchione, il cugino che potrebbe sapere troppo.

Tutta da scoprire è la scenografia, con l’ambientazione, che si svela in più fasi, con il letto nascosto, il lampadario a goccia che cala dall’alto, il tavolo. Qui, durante il pranzo, viene portato un giornale, che innesca il meccanismo centrale della commedia. Perché, avendo letto la notizia di una carbonaia malamente uccisa, i due, con del carbone in tasca e senza ricordi sulla notte appena trascorsa, arrivano alla conclusione di essere colpevoli. Di spalle, a guardare con curiosità quello che sta succedendo, è una sagoma scura, quasi un umarell, che osserva e avrebbe sicuramente da commentare. E certo svela la sua origine, perché è tratto da una foto di Paolo Ventura. Ed è una delle varie sagome portate ai margini della scena o tolte da un attore misterioso. Particolari, dettagli (a volte curiosi) dicevamo. Come apparentemente marginali e invece in grado di svelare alcuni comportamenti, e una mentalità che dà più rilievo all’apparenza, sono alcune battute. «La livrea è solo per la gente» dice la padrona di casa, rivolta al servitore più anziano che la indossa. Questi invece, impegnato nelle consegne, spiega a Giustino che le due bottiglie di vino, differenti per etichetta, sono una con Barolo per la famiglia e l’altra, di qualità decisamente inferiore, per gli ospiti.

La regia di Andrée Ruth Shammah gioca a stuzzicare la curiosità dello spettatore disposto ad andare oltre la vicenda narrata. Il risultato è uno spettacolo dal vivo a tutto tondo, dove la prosa si unisce al canto, con la musica suonata dal vivo, come si coglie alla fine quando i musicisti escono per gli applausi. Risate e sorrisi non oscurano le riflessioni; personaggi e sagome si integrano sulla scena. E alla fine le sorprese sono più di una.

Il delitto di Via dell'Orsina
di Eugène Labiche
uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah
traduzione Andrée Ruth Shammah e Giorgio Melazzi
con Massimo Dapporto, Antonello Fassari, Susanna Marcomeni
e con Andrea Soffiantini, Christian Pradella, Luca Cesa-Bianchi e la partecipazione di Antonio Cornacchione
pianoforte Giuseppe Di Benedetto, flauto Lorenzo Gavanna, clarinetto Edgardo Barlassina
scene Margherita Palli
assistente scenografa Francesca Guarnone, luci Camilla Piccioni, costumi Nicoletta Ceccolini, musiche Alessandro Nidi con la collaborazione di Fabio Cherstich
sagome tratte dalle opere di Paolo Ventura
scene costruite presso il laboratorio del Teatro Franco Parenti e FM Scenografia; costumi realizzati presso la sartoria del Teatro Franco Parenti diretta da Simona Dondoni
un atto unico di un’ora e 10 minuti
produzione Teatro Franco Parenti / Fondazione Teatro della Toscana
a Milano al Teatro Franco Parenti, dal 9 al 23 dicembre 2021 | Sala Grande (prima nazionale) e poi in tournée da Arezzo, Lugano (8 e 9 febbraio) e tante altre città fino a Venezia dal 12 al 14 aprile 2022.

Il delitto di Via dell'Orsina

Consigliati da SpettacoliNews

scopri tutto

Articoli Correlati

scopri tutto
ore
ore

Mailing List