Il Casellante visto al Carcano
Mercoledì 1 Febbraio 2017

Il Casellante visto al Carcano

Da Camilleri una pièce tra sicilianità e mito con musica e Moni Ovadia in sei ruoli

Valeria Prina
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Camilleri a teatro, ma questa volta Montalbano non c'è. In Il Casellante, tratto da un suo romanzo, ora a Milano al Teatro Carcano, c'è invece un incontro tra la tradizione siciliana e il mito ellenico. Se il secondo si evidenzia soprattutto nel finale, la tradizione siciliana traspare invece lungo tutta la pièce, che appare impregnata di sicilianità. Così, vedendola, è logico pensare all'Opera dei pupi, al cunto, alle serenate, ma anche al disonore da lavare nel sangue e alla tradizione delle barberie, meno conosciuta nel continente. Qui, come in una sorta di piccolo teatro, i musicanti si esibivano davanti agli astanti cantando, suonando e rendendo popolari le opere liriche, pur trasformate in mazurche. Nello stesso modo in epoca fascista spesso venivano trasformate le canzoni di regime.

Nella pièce tutto si fonde perfettamente - apparirebbe zoppicante senza uno di questi elementi -, intersecandosi a comporre una storia che, anche per i particolari, ben si inserisce in un'epoca. Che è quella fascista, quando gli americani sbarcarono sulle coste siciliane per liberare l'Italia.

Il protagonista de Il Casellante, Nino (Mario Incudine), avendo perso due dita non viene mandato in guerra e va invece a curare un casello ferroviario, insieme alla moglie Minica (Valeria Contadino). Il loro più grande sogno è avere un figlio. Quando, dopo lunga attesa e intervento di una mammana incoraggiante, lei rimane incinta la felicità è grande. Ma di breve durata, perché quando Nino viene temporaneamente arrestato per aver cantato “Faccetta nera” al ritmo di mazurca, a Minica succede un fatto che è riduttivo definire tragico. Non vi raccontiamo di più, per non togliere ogni sorpresa, ma è importante sapere che - niente immagini o azioni cruente - agli spettatori tutto viene raccontato con espressioni e parole che però non edulcorano i fatti. Anzi. L'importante per gli spettatori è cogliere e capire le parole, perché la lingua parlata è quella usata da Camilleri, il «vigatese», a cui Montalbano ci ha abituato. Tanti sono anche i canti che accompagnano la storia, tutti eseguiti dal vivo con le musiche originali dello stesso Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta. Se poi consideriamo lo stile di recitazione e pensiamo che gli attori ricoprono più ruoli – Moni Ovadia è il narratore ma riveste anche altri 5 ruoli - il pensiero va facilmente all'Opera dei pupi. Ecco dunque la sanguigna sicilianità che impregna tutto il lavoro. 

Il Casellante
di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
con Moni Ovadia, Valeria Contadino, Mario Incudine
Regia Giuseppe Dipasquale
Produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano – Promo Music
A Milano al Teatro Carcano dal 25 gennaio al 5 febbraio 2017

Il Casellante visto al Carcano

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