Gul – Uno sparo nel buio visto al Teatro Elfo Puccini
Mercoledì 22 Maggio 2019

Gul – Uno sparo nel buio visto al Teatro Elfo Puccini

Con uno stile da indagine poliziesca la pièce riporta l’attenzione sull’assassinio di Olof Palme a Stoccolma nel 1986

Valeria Prina
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Una radio, una notte, degli spari che la moglie Lisbet Palme scambia dapprima per petardi: a raccontare questo assassinio è una poliziotta (Gemma Carbone). È l'inizio di Gul – Uno sparo nel buio, ora a Milano al Teatro Elfo Puccini: siamo a Stoccolma, la notte del 28 febbraio 1986 e la coppia è appena uscita dal cinema.

Questa potrebbe non essere una storia solo svedese, perché di uccisioni così ne abbiamo sentite tante anche nel nostro Paese.

Ma questa è una storia svedese: aiutano a ricordarcelo gli alberi che alla fine faranno da scenografia, il caffè di cui gli svedesi sono tra i maggiori consumatori. E ce lo ricordano le parole in svedese che a volte sentiamo pronunciare, scritte nel testo dall’autrice italo-svedese. «All vill fa forsta sidan» («Tutti vogliono ottenere la prima pagina»): a finire sotto accusa, come mandanti o colpevoli, sono neonazisti, sudafricani, servizi segreti, Cia, curdi, dittature sudamericane e anche la P2 e Licio Gelli,che si dice aver mandato un telegramma a Washington il 25 febbraio con le parole «L'albero svedese sarà abbattuto». Così in scena vediamo Gemma Carbone abbattere un albero con un'ascia. Nonostante le tante ipotesi che sentiamo enunciare è un assassinio che non ha mai trovato una soluzione. E nonostante Lisbet abbia visto in faccia l’assassino e lo testimoni, come sentiamo, quando l’attrice, anche regista e autrice, Gemma Carbone, indossa altri abiti (letteralmente), come poi avverrà ancora nel corso della pièce, diventando altri personaggi, protagonisti della storia, tutti da scoprire. Ed è una storia di cui si sono persi i ricordi e anche del personaggio che è stato ucciso molti non ricordano più nulla. Nemmeno il nome, anche se, come primo ministro svedese, ha avuto un ruolo rilevante per la Svezia e l'Europa stessa, opponendosi alla  guerra in Vietnam, all'apartheid, alla proliferazione delle armi nucleari, a dittature e totalitarismi. Così solo nell'ultima parte della pièce sentiamo annunciare l'assassinio di Olof Palme, avvenuto a Stoccolma nella notte del 28 febbraio 1986.

Solo la luce, puntata come un faro che indaga, segue, accompagna, non lascia mai sola la protagonista nei diversi ruoli.

La pièce è costruita come una indagine poliziesca – l’autrice Gemma Carbone, insieme a Giulia Maria Falzea e Riccardo Festa, ha potuto contare sulla collaborazione di Giancarlo De Cataldo -, con tanto di numeri posti a terra, come vediamo fare nelle serie poliziesche televisive americane. Ma questa è realtà: la soluzione non c'è. C'è invece l'indubbio merito di aver riacceso i riflettori - potremmo considerarle quelle stesse luci che abbiamo visto durante la pièce - su un fatto e un protagonista della Storia, di cui si sono persi i ricordi e addirittura i più giovani non hanno mai sentito nominare.

Gul – Uno sparo nel buio, produzione Cantieri Teatrali Koreja, apre la rassegna Nuove Storie, che per questa edizione 2019 ha per tema Potere Politica Passione. E’ in programma al Teatro Elfo Puccini nella sala Bausch dal 20 maggio al 28 giugno

Gul – Uno sparo nel buio
Cantieri Teatrali Koreja
scritto da Gemma Carbone, Giancarlo De Cataldo, Giulia Maria Falzea, Riccardo Festa
con Gemma Carbone anche regista
assistenti alla regia Giulia Maria Falzea e Riccardo Festa
a Milano al Teatro Elfo Puccini dal 20 al 24 maggio 2019 (ore 19.30)

Gul – Uno sparo nel buio visto al Teatro Elfo Puccini

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