Gisella Cozzo è “cittadina del mondo”
Venerdì 8 Novembre 2019

Gisella Cozzo è “cittadina del mondo”

Cristian Pedrazzini
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Gisella Cozzo nasce nella cosmopolita Melbourne da genitori italiani. Giovanissima trova il successo vincendo un talent che la avvia a una carriera inarrestabile. L’incontro con i fratelli La Bionda ha fatto di lei l’indiscussa “Regina degli spot”; “Joy” della Coppa del Nonno è ancora oggi il più cantato, insieme a Coca-Cola, Chante Clair, Poste Italiane e molti altri. Certamente, più del volto ne conosciamo la voce ma a Gisella non si può rimanere indifferenti: una cantautrice dal cuore italiano che con la sua musica ci fa viaggiare in tutto il mondo.

Gisella sei nata e cresciuta a Melbourne da genitori italiani, hai sposato un italiano e la tua residenza è a Milano. Ti senti “cittadina del mondo”?

Wikipedia dice che sono una cantautrice australiana naturalizzata italiana, in realtà ho il doppio passaporto e sì, mi sento cittadina del mondo. L’Australia mi ha dato l’opportunità di vivere a contatto con moltissime etnie regalandomi la naturale abitudine a relazionarmi con qualunque di loro. La mia migliore amica era Candira, una bambina indiana; con lei ho condiviso le mie giornate all’insegna dell’allegria, la vivacità dei nostri colori e dell’uguaglianza. Oggi la mia vita è un continuo “crossover” tra Milano, Melbourne, dove vive ancora la mia famiglia e New York, dove studia mio figlio. Un viaggio infinito il mio, perché in fondo la mai casa è là dove è il mio cuore.

La tua musica che lingua parla?

Ha sempre parlato inglese e tra i tanti brani che ho composto, solo due sono in italiano. Devo ammettere che la lingua inglese riesce a meglio interpretare la mia musica. Anche in Italia del resto il successo è arrivato con “Joy” (I feel good I feel fine) la sigla storica della Coppa del Nonno. Io sono cresciuta ascoltando il rock australiano degli Inxs e Man at Work e la musica melodica italiana degli anni ’60 e ’70 che si sentiva in casa, da Mina e Celentano, a Bobby Solo e Massimo Ranieri.

Com’è stata la tua gavetta?

Ho cominciato giovanissima cantando alle feste e, a sedici anni, il successo inaspettato con la vittoria di uno dei talent più famosi in Australia. Avevo già una band e la mia mamma mi faceva da manager, dovendo accompagnarmi ovunque perché ero ancora minorenne. Ho aperto moltissimi concerti di cantanti italiani come Marcella Bella, Eros Ramazzotti, Toto Cutugno, I Ricchi e i Poveri, Luciano Tajoli e Mario Merola. Cantavo in inglese e in italiano, inconsapevole di quanto fossero famosi!

Qual è stato l’incontro, più importante?

Ogni persona è importante, perché sono convinta che in ogni incontro ci sia la possibilità di imparare. Non posso, però, non sottolinearne due che hanno significato molto per me. Il primo è stato con Dionne Warwick che ho incontrato a un festival in Romania. Abbiamo sceso insieme le scale del backstage scambiando poche parole; ho impresso nella memoria la sensazione che ho avuto osservandola dominare il palco, con una presenza scenica pazzesca data dalla sua voce. Il secondo l’incontro durante un Festival italiano, condotto da Mike Bongiorno, in cui ero vocalist di Gianni Bella, con l’immensa Mia Martini. Lei così fragile e forte al tempo stesso, capace d’interpretazioni uniche e indimenticabili, guardandomi negli occhi mi disse: “Sei forte anche tu, non lo dimenticare”. L’ho impresso nella mente e il solo ricordo mi commuove profondamente.

Dici di essere perennemente in viaggio con la tua musica. In quale direzione stai andando?

La direzione è sempre quella di divertirmi e divertire il mio pubblico, questa è una condizione irrinunciabile. Sono spontanea e vera e chiunque mi ascolti dal vivo lo capisce immediatamente. Ho ancora tanto da dare alla musica e tanto da scrivere. Il mio viaggiare non si arresta né nella musica né nel mondo.

cozzo

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