Expo 2015: Quale ruolo per l’agricoltura biologica nella lotta ai cambiamenti climatici
Martedì 25 Agosto 2015

Expo 2015: Quale ruolo per l’agricoltura biologica nella lotta ai cambiamenti climatici

Se n’è parlato al Parco della Biodiversità

La Redazione
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L’agricoltura biologica è fondamentale nella sfida, definita la più grande del nostro tempo, di arginare il riscaldamento globale che minaccia il nostro Pianeta grazie alla capacità di questo settore di saper stoccare naturalmente grandi quantità di gas serra, come la CO2, nel suolo. È stato questo il tema del convegno “Il ruolo dell’agricoltura biologica nella lotta ai cambiamenti climatici” che si è tenuto lunedì 24 agosto presso il Teatro della Terra, all’interno del Parco della Biodiversità a Expo Milano 2015.

L’incontro, moderato dal noto meteorologo Luca Lombroso, è stato organizzato dall’action network “Il Biologico nutrirà il Pianeta” e ha visto l’introduzione di Raffaele Zanoli, Presidente del Gruppo di Ricerca in Agricoltura Biologica in Italia (Grab-IT), e Antonio Compagnoni, rappresentante italiano nel Consiglio dell’IFOAM-EU.

Quanto pesa l’agricoltura

Tra gli interventi principali, Eric Gall, Policy Manager dell’IFOAM-EU, ha dato qualche numero relativo al settore agricolo evidenziando come sia responsabile del 10 per cento delle emissioni di CO2 totali e per questo oggi il dibattito intorno all’agricoltura è sempre più incentrato su due grandi temi: il clima e la sicurezza alimentare, ovvero come nutrire tutti rispettando la Terra. Non fa eccezione l’agricoltura europea, dove “la maggior parte delle emissioni e delle fonti di inquinamento è causata dall’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi”.

Più biologico per meno CO2

Ecco perché secondo Eduardo Aguilera Fernández, ricercatore presso l’Università di Siviglia, ha messo in evidenza come l’agricoltura biologica sia un alleato forte nel contrasto ai cambiamenti climatici. Le emissioni di gas serra causate dall’agricoltura biologica non solo sono di gran lunga inferiori “per ogni ettaro di terreno coltivato o per ogni chilogrammo di prodotto rispetto all’agricoltura convenzionale, ma esistono addirittura casi in cui il prodotto biologico raggiunge la neutralità”, ovvero non emette CO2 in atmosfera.

Il “bio” Mediterraneo

L’area del Mediterraneo, in particolare, sta adottando frequentemente sistemi di agricoltura biologica su larga scala. Secondo Paola Migliorini, Vice Presidente dell’IFOAM Agribiomediterraneo, sono 5 milioni gli ettari “bio” nell’area del bacino del Mediterraneo con più di 200mila aziende agricole che vi operano. Secondo una ricerca condotta da Migliorini, grazie a rotazioni lunghe, in grado di arricchire il suolo di sostanze organiche, i terreni italiani coltivati con metodi biologici tra il 2003 e il 2007 hanno aumentato la loro capacità di assorbire CO2 rispetto a terreni coltivati con sistemi convenzionali. Con punte del 58 per cento in riferimento a ogni ettaro coltivato e di oltre il 60 per cento per ogni chilogrammo di raccolto. (www.expo2015.org)

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