Enrico Capuano: una vita in musica, tra palchi prestigiosi, feste di paese e osterie
Venerdì 27 Novembre 2020

Enrico Capuano: una vita in musica, tra palchi prestigiosi, feste di paese e osterie

Cristian Pedrazzini
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“Sono un uomo qualunque, figlio di proletari. Ho fatto studi umanistici e mi sono iscritto a filosofia prendendo tutti trenta, ma non ho potuto finire. Per necessità, ho dovuto a malincuore, mettere da parte l’università per andare a scaricare cassette. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto da solo e la filosofia continuo a studiarla per passione” Con queste parole, Enrico si presenta. Schietto, diretto e sincero come le sue canzoni che parlano di vita vera, una vita che a lui ha regalato una seconda opportunità.Nel 2014, durante un concerto, Enrico cade dal palco e “muore” per un attimo. Un anno e mezzo più tardi riceve il cuore di una giovane donna, alla quale dedica nel 2017 la canzone Viva, scritta in ospedale subito dopo il trapianto. Enrico oggi è sostenitore di AIDO e promuove, nei concerti e nella scuola la donazione degli organi. Enrico Capuano quarant’anni di carriera, indipendente per scelta, appartiene allascuola cantautoriale italiana che ha scritto la storia della musica. Tante le sue collaborazioni artistiche da Claudio Lolli, Franz Di Cioccio, Grazia Di Michele, Francesco Baccini e Tony Esposito. Parlare con lui è come intraprendere un viaggio meraviglioso, tra palchi, piazze e osterie, luoghi d’incontri e musica, dove si sono scritte le pagine più belle della storia del cantautorato. Enrico conserva nella sua magica scatola dei ricordi, frammenti di una vita in musica e per la musica che oggi, condivide con noi.

Come capostipite del folk rock italiano hai calcato i palchi internazionali più prestigiosi, sei stato  ospite fisso per anni sul Palco del 1 Maggio e, ovunque, con la tua Tammuriatarock, fai ballare migliaia di persone. Hai collaborato con i grandi della musica e continui a dividere il palco con tanti amici che come te, ormai sono entrati nella storia. Ci racconti?

E’ vero, mi piace sperimentare e mettermi in gioco con tutti. In particolare mi diverto tantissimo con Tony Esposito, col quale riusciamo ancora a sognare e a immaginare cose bellissime. Passiamo dalla tarantella a una nuova versione della sua Kalimba de Luna, divertendoci come bambini. E’ stato molto bello collaborare anche con Franz Di Cioccio, del quale, da ragazzo, ero un fan accanito. Con la PFM hanno dominato la scena negli anni ’70, per cui poter lavorare con lui è realizzare un sogno.E’ vero come musicista indipendente, sono stato fortunato. Ho girato il mondo e faccio più di cento date in un anno. Ho suonato su palchi internazionali prestigiosi e ambiti, ma lo sai quando sono davvero felice? Quando, magari a una festa di paese, scovo il musicista locale e lo invito a suonare con me. Adoro le feste, le osterie come i grandi festival nel mondo. Mi piace conoscerne la storia, le persone perché per me, ogni palco è importante, che sia quello del 1 Maggio o quello di un piccolo paese o una vecchia osteria.

Oggi la musica Trap sembra dominare la scena. Eppure, nessuno riesce a rimanere indifferente e “seduto” se suoni la tua Tammuriatarock o una tarantella... E’ così?

Amo moltissimo la musica della quale ho massimo rispetto e una curiosità congenita per ogni genere musicale. E’ vero, questa è quella che va di moda, ma non rispecchia, secondo me, il nostro paese. Quando vado in Puglia e vedo migliaia di ragazzi alla festa della Taranta ballare, ho la certezza che la nostra libertà di espressione e le nostre preferenze, siano condizionate dal mercato e giovani talentuosi artisti preferiscano omologarsi piuttosto che esporsi. Il pubblico ha un suo gusto, ma è anche vero che la musica è arte, non solo commercio. E’ sotto gli occhi di tutti e innegabile come le tendenze abbiano il sopravvento, impoverendo la creatività e la libertà di ognuno di noi. Questo è davvero un peccato perché ci depriva di sfumature e colori meravigliosi.

Appartieni alla scuola cantautoriale italiana che ha scritto la storia della musica. Come credi sia cambiata oggi?

Abbiamo avuto una stagione bellissima, tra gli anni ‘60 ’70 con giganti quali Tenco, Guccini, De Andrè che hanno rappresentato i capisaldi di tutto il cantautorato. Prima si respirava un clima, dove si flirtava con l’impegno, in un ‘intimità che si rifaceva comunque ai temi sociali. Ancora oggi, tanti trovano ispirazione proprio in quel tipo di musica. Oggi i social, influiscono negativamente sul linguaggio e lo impoveriscono. Quel che è rimasto dei grandi temi è l’amore, condito con un po’ di decadentismo di amori finiti e un’angoscia metropolitana senza speranza. Nessuna traccia, purtroppo, della forza poetica di Claudio Lolli che si poteva permettere di scrivere pezzi come Aspettando Godot . La solitudine che attanaglia le nuove generazioni, è preoccupante e vorrei raggiungerli con l’aiuto della musica per cui, quando li vedo ballare come dei matti con una tarantella... ti confesso che sono felice!

Hai ricevuto il cuore di una giovane donna, che ti ha ridato la vita. Pensi ti abbia cambiato?

E’ evidente che l’esperienza del trapianto in se, cambia il modo di guardare alla vita. Il fatto che sia di una donna, della quale non so niente, nell’inconscio mi condiziona. Mi piace pensare che qualcosa di lei sia rimasta dentro di me, una traccia di quell’anima che le è appartenuta. Ero ancora in ospedale, quando ho sentito il bisogno di scrivere per lei, Viva. Un modo per parlare con lei, per dirle grazie e in qualche modo, tenerne vivo il ricordo. In questi giorni, in cui si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, non posso non pensare, come si sia ancora lontani anni luce da una vera parità di genere. Una battaglia civile che come artista ho sempre portato avanti con convinzione, un impegno che dovrebbe essere di tutti. Questo è il malessere di una società malata che va curata a livello culturale, sradicando l’origine di un male che avvelena, un impegno al quale non possiamo sottrarci in nessun modo.

Immaginarti ora, è come un fermo immagine, dove il passato e il futuro s’incontrano in un presente che sembra sospeso. Com’è nato questo nuovo singolo così intimo?  

E’ un incontro dove i ricordi e la loro velata malinconia, si mescolano alla frenesia e alla curiosità per il domani, per quel tratto di strada che ci si apre davanti. E’ una sensazione davvero particolare, che ho provato spesso, soprattutto, dopo aver ricevuto il cuore che mi permesso di  ri-nascere. Ho imparato quanto sia importante dare peso a ogni momento, che come un tassello compone il puzzle della nostra vita. Questa canzone è nata proprio da questa consapevolezza che si raccoglie in un fermo immagine, unico e irripetibile. L’ho scritta nel periodo del lockdown, che per me è stato pesantissimo, abituato com’ero a fare anche cento date in un anno in giro per il mondo da vero indipendente. Ho dovuto fermarmi e mi sono ritrovato, con un tempo che non credevo di avere, a riflettere. Com’è successo a tanti di noi, ho ritrovato tempo per il tempo, un ideale sosta su una panchina dalla quale osservare i giorni passati, godere del presente e immaginare il futuro.

Capuano
Martedì 19 Gennaio 2021 ore 01:34:15
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