Eleonora Abbagnato in
Martedì 11 Luglio 2017

Eleonora Abbagnato in "Carmen" il 22 Luglio al Teatro Romano di Ostia Antica

Cristian Pedrazzini
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Sabato 22 luglio alle ore 21 al Teatro Romano di Ostia Antica, torna in scena CARMEN, balletto in due atti di Amedeo Amodio. La seducente protagonista, anziché occhi di carbone e capelli corvini, avrà lo sguardo ceruleo e le sembianze della bionda étoile italiana dell’Opéra di Parigi, Eleonora Abbagnato.

CARMEN viene presentata nell’ambito della 2a edizione de “Il Mito e il Sogno” – Ostia Antica Festival 2017 dopo il recente successo ottenuto nei maggiori festival e teatri italiani. Il balletto si danza sulle celeberrime note tratte dall’opera di Georges Bizet (che musicò l’altrettanto celebre novella di Prosper Merimée), adattata con interventi musicali originali di Giuseppe Calì e con le scene e costumi di Luisa Spinatelli.

Il soggetto è stranoto ed è stato rappresentato – è il caso di dirlo – in tutte le “salse”; il balletto di Amodio, tuttavia, ne è una rilettura altamente originale in cui l’azione si svolge dietro le quinte e i protagonisti sono i musicisti o il personale tecnico della compagnia che, in questo “teatro dentro il teatro”, vengono catturati dai fantasmi del dramma appena rappresentato e spinti ad immedesimarsi in ognuno dei personaggi – Carmen, Don José, Micaela ed Escamillo – per rivivere quel fatale condensato di intrecci.

Eleonora Abbagnato, malgrado la bellezza normanna, si cala in maniera straordinaria nel ruolo della maliarda sivigliana. Come lei stessa ha dichiarato, sarà forse l’origine siciliana a renderla particolarmente adatta a ruoli passionali ed istintivi. Da notare che, di fatto, ultimamente, Eleonora Abbagnato ha reso omaggio anche a Maria Callas al Festival di Spoleto,  interpretando in danza il ruolo dell’ardente Tosca pucciniana che fu uno dei cavalli di battaglia della Callas; ed inaspettatamente anche questo balletto deve la sua ispirazione proprio al grande soprano greco.

Racconta il coreografo Amedeo Amodio che la sua visione di un backstage, in cui aleggiano i fantasmi dello spettacolo appena rappresentato, risale al suo ricordo di una storica rappresentazione dell’ Anna Bolena di Donizetti al Teatro alla Scala: era l’anno 1957, sul podio c’era Gianandrea Gavazzeni e, nei panni della sfortunata regina inglese, nientemeno che la grande Maria Callas. Amodio, allora giovanissimo ballerino scaligero, si trovava dietro le quinte (avendo interpretato uno dei paggetti); racconta che calato il sipario, scese anche un silenzio ultraterreno sul palcoscenico e tutto intorno, un silenzio palpabile, un’atmosfera rarefatta in cui, per qualche minuto, tutti quanti – cantanti, musicisti, personale tecnico – si trovarono sospesi nel tempo. È la medesima atmosfera che Amodio ricrea nel suo balletto CARMEN.

Quello di Carmen è un ruolo “totem” per Eleonora Abbagnato che proprio interpretando la selvaggia sigaraia sul palcoscenico dell’Opéra de Paris – nell’omonimo balletto di Roland Petit – raggiunse il rango più alto e ambito della gerarchia di una ballerina: quello di étoile. Ora, sul suggestivo sfondo di un teatro antico, un’altra – ma eternamente tragica – Carmen che, ci spiega Amodio stesso, “profondamente consapevole dell’ineluttabilità del momento finale, conduce un gioco trasgressivo ed eversivo, in un impossibile tentativo di sfuggire alla sua sorte.” Un ruolo fosco a cui, con l’alchimia misteriosa di cui sono maestri i veri artisti, Eleonora Abbagnato porta le scintille di quella luminosa danza che la rende la più celebre ballerina italiana sulla scena odierna.

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