Ecco Marcello Pasquali, il crooner dal cuor gentile
Venerdì 3 Agosto 2018

Ecco Marcello Pasquali, il crooner dal cuor gentile

Tra grandi classici e repertorio moderno rivisitati con classe, il raffinato Artista racconta il nuovo cd

Antonio Galluzzo
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Sono pochi gli artisti eclettici e capaci. Intensi e coinvolgenti. Marcello Pasquali, cantautore e crooner torinese naturalizzato veronese, è tra questi.

Come dimostra ‘18’, splendido ed elegante cd nonché ambizioso nuovo progetto fresco di uscita a fine luglio per la storica etichetta indipendente torinese ‘Capogiro Records’ (distribuzione ‘Believe Digital), con la quale, negli anni, sapientemente guidati dal valente discografico e produttore Biagio Puma, hanno collaborato a vario ordine, grado e titolo anche artisti di primo piano del calibro di Gerardina Trovato, Franco Tozzi (fratello del celebre Umberto), I Nuovi Angeli, Rita Pavone, Piero Chiambretti, Mario Lavezzi, storico arrangiatore dei Pooh e dei nuovi Matia Bazar.

Ecco che cos’ha raccontato ai nostri microfoni Marcello Pasquali, capace e valente interprete di evergreen senza tempo portati al successo da giganti quali Frank Sinatra, Edith Piaf, Sting, Tiziano Ferro, Mina, Celentano, e Riccardo Cocciante, tanto per citarne alcuni.

Che cosa ne pensa del Sanremo di Baglioni, e anche della sua riconferma alla guida del Festival 2019?
Sono sempre stato un suo grandissimo fan. E’ un tenore prestato alla musica leggera che ha un’escursione vocale immensa. Artista di estrema sensibilità compositiva e poetica, ha saputo resistere sulla cresta dell’onda per più di 50 anni, oltre il vento delle mode: rivoluzionando spesso anche la propria discografia in corsa, come dimostra l’album ‘Oltre’, impreziosito anche dalla voce di Mia Martini. Attendiamo il bis del successo dell’edizione 2018.

L’attuale musica italiana, invece, La convince?
Sicuramente, in passato, ha vissuto stagioni ben migliori: oggi, la melodia è quasi del tutto scomparsa a favore dei fiumi di parole – Jalisse permettendo, loro sempre bravissimi! - di cui è pieno il rap, trap e dintorni.

Noi italiani, una sola cosa, anzi due, sappiamo fare meglio di tutti, da sempre, nel mondo: scrivere melodie eterne, e cantarle con voci uniche.
E’ questa la strada da cui ripartire. Vi sono artisti immensi, come Anna Oxa, Antonella Ruggiero, Giorgia, Silvia Mezzanotte e Gatto Panceri – che ha da poco pubblicato uno splendido cd, dal titolo ‘Pelle d’oca e lividi’ - , tanto per citarne alcuni, che meriterebbero di sicuro molta più considerazione e rispetto per i nomi portano e le canzoni che cantano. L’augurio più sincero è che il gusto italian style possa avere nuovamente la meglio su tutta quell’abbondante ‘spazzatura artistica’ formato cd e Mp3 che talent, youtubers e rappers da quartieri emarginati continuano a propinare da radio e tv.

Il Suo album si chiama “18”. Qual è il Suo brano preferito, e perché?
‘Broken Vow’: è quello maggiormente nelle mie corde, perché contiene e descrive un concetto interessante. Il brano parla di quando una storia d’amore importante finisce e una persona lascia l’altra: all’inizio è difficile farsene una ragione, ci si strugge a capire come mai il partner abbia deciso di andarsene e interrompere il rapporto. Però, poi, arriva il momento in cui chi è stato lasciato accetta la situazione, supera il dolore e lascia l’ex libera o libero di procedere nel percorso della vita. Una canzone estremamente dolce e piena di significato. Mi è inoltre particolarmente cara perché è la traccia che il Maestro Pietro Salvaggio, Preparatore Tecnico dell’Orchestra ‘Arena di Verona’, con il quale collaboro da 8 anni, pensa sia maggiormente adatta a me. Da parole sue: “Sembra un abito che ti è stato cucito su misura”.

In ‘18’, tanti inediti ma anche covers, com’è nello stile proprio dei crooners come Lei.
Tra queste, brani di Frank Sinatra, Edith Piaf, Mina e Celentano. Ma anche Tiziano Ferro e Laura Pausini, Sting e Riccardo Cocciante. Nella rosa degli inediti, ‘Lasciami Pensare’, ‘Ci sarò’ e altri che ho scritto personalmente, e altri invece firmati da vari autori famosi appositamente per me.

In che modo ha approntato la scaletta del cd?
E’ frutto di un lavoro di staff, cucito sulla mia storia musicale che va dalla maggiore età a oggi. Ho guardato dentro me stesso, ripercorrendo sul filo della mente e a cuore aperto i miei gusti musicali, le canzoni nel cassetto da me scritte, quella già pubblicate nel tempo, e quelle portate al successo da latri illustri colleghi che avrei voluto scrivere o avrei voluto fossero state scritte per me.

Quale, invece, la lingua in cui preferisce esprimersi, vocalmente parlando?
In inglese, senza dubbio. Ho vissuto molto tempo a Londra e New York (tra le tante città estere), ma amo molto anche il francese. Trovo che, personalmente, l’inglese renda musicalmente meglio: è molto più morbido e, in generi musicali come il mio, penso sia l’idioma più adatto ed emozionante.

Dal pop al mondo dei crooners. Come mai questa scelta poco usuale, in un mercato discografico così lontano da questo tipo di gusto musicale?
Poco usuale ma raffinato. Francamente detesto sentire alcuni gruppetti che urlano, tentano di cantare, hanno successo uno o magari due anni: e non fanno altro che recare solo inutile immondizia alla musica italiana! Il crooning, invece, è più elegante e di garbo, e sono convinto che, se viene rivisitato in maniera più moderna, può piacere e toccare molte più persone di diverso target d’età.

Come ha scelto le canzoni di altri artisti che ha reintepretato? Gusto personale o per maggior affinità artistica, perché maggiormente ‘nelle Sue corde’?
Tre sono i motivi essenziali: il primo è che fossero, sì, idonee alla mia vocalità. Poi dovevano necessariamente essere brani che sentissi emozionalmente miei, e terzo motivo: che fossero in linea con il mio percorso artistico. Mi spiego meglio: la tracklist l’abbiamo fatta con il Maestro Pietro Salvaggio, in modo da fare un excursus musicale completo da quando avevo 18 anni sino ai miei 40. Una storia della mia vita artistica tramite le tracce del disco, in sostanza.

Oggi va tanto di moda la trap. Le piace?
La che? Parliamo di cose serie, per favore. Ha una domanda migliore?

Ha anche lavorato nel marketing ad alti livelli, e intanto promuove un gran bel cd, piacevolissimo da ascoltare. Quali altri sogni ha nel cassetto? Riguardano sempre la musica, oppure anche altri ambiti?
Bella questione…La mia passione prima è, e resta, la musica. Pensi che ho iniziato a suonare quando avevo solo 3 anni! Se devo risponderle a bruciapelo, direi che un altro sogno nel cassetto è quello di tornare a dirigere un gruppo di persone di un nuovo team aziendale, oltre a essere e a fare l’artista, purché sia un qualcosa che sento veramente come le canzoni che canto. Sì, perché, come dice una mia amica: “Se la mattina ti svegli e senti che quella cosa ti va stretta, smetti di farla. É inutile che violenti te stesso”.

Lei ha anche fatto, nei mesi scorsi, sulla stampa italiana un ricordo commosso di Fabrizio Frizzi.
L’indimenticato presentatore, principe del garbo e della cortesia, è volato via troppo presto. Era una voce umile e delicata in un mondo di urlatori da strapazzo, Un uomo perbene, legato ai valori cristiani, di un’etica incrollabile, legato alla famiglia e al lavoro. Un esempio che tutti dobbiamo seguire, artisti e volti noti della tv inclusi.

Prossimi progetti?
Seguire il cuore, lasciando che, con l’aiuto di Dio, questa mia nuova musica giunga naturalmente a più cuori possibili. Prego che ciò avvenga, e sono fiducioso.

Pasquali

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