Claude Monet in mostra a Palazzo Reale a Milano
Sabato 18 Settembre 2021

Claude Monet in mostra a Palazzo Reale a Milano

Fino al 30 gennaio 2022 è possibile immergersi nel mondo di Monet, stimolati anche a più riflessioni

Valeria Prina
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Cammini su ninfee e pesci rossi e sei alla grande mostra dedicata a Claude Monet a Palazzo Reale a Milano dal 18 settembre 2021 fino al 30 gennaio 2022. La mostra raccoglie 53 opere di Monet, tra cui le Ninfee (1916-1919), Il Parlamento Riflessi sul Tamigi (1905) e Le rose (1925-1926)provenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi. «Un prestito straordinario – si legge nella presentazione - non solo perché riunisce alcune delle punte di diamante della produzione artistica di Monet, con le opere che lui stesso non volle mai vendere, ma anche per l’enorme difficoltà di questo periodo nel far viaggiare le opere da un Paese all’altro».

L’esposizione permette di vivere la grande pittura, di conoscere il grande maestro dell’impressionismo, anche con qualche momento più spettacolare, che la tecnologia di oggi consente. Promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale e Arthemisia, curata da Marianne Mathieu, storica dell’arte e direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi, è suddivisa in 7 sezioni e consente di entrare nel mondo di Claude Monet, partendo da opere che forse non ci si aspetta, di carattere ritrattistico.

Per le caratteristiche e l’allestimento scelto la mostra consente alcuni spunti e alcune considerazioni particolari. Vediamole.

Si possono scoprire le opere, ammirare i quadri più famosi, soffermandosi sui soggetti e grazie a un video è possibile sapere di più sulla vita del grande pittore impressionista.

È una mostra che può piacere anche a un pubblico più piccolo. Per questi visitatori è previsto un percorso didattico, con dei pannelli che illustrano vari aspetti della pittura, parlano di luce e di colore e consentono di coglierne le caratteristiche.

Il visitatore più adulto è indotto a riflettere su quanto fattori esterni, momenti o problemi della vita di un autore possono influire. Così si capisce come per Claude Monet abbiano influito problemi della vista, come la cataratta che gli offriva una visione alterata, tradotta nelle opere con tratti che sembrano venire direttamente dalla sua sensibilità. Vi si coglie la voglia di raccontare attraverso pennellate quel mondo che i suoi occhi gli lasciavano immaginare. Ed è un mondo legato a un altro amore di grande rilievo per lui. È l’amore per il giardinaggio e in particolare per il suo giardino. Entrambi lo inducono a dipingere il ponte, le ninfee, il salice, le rose. Un’altra influenza viene della tecnologia del momento, come lo sviluppo della rete ferroviaria e l’invenzione del colore in tubetto, con la possibilità di muoversi portando con sé tele e colori, che la luce esterna influenza. Da questo nasce la scelta, iniziale per Monet, di tele di piccolo formato e colori più chiari.

La mostra permette anche di andare oltre il tratto pittorico, cogliendo la sensibilità dell’autore grazie alle sue parole, ma anche ai commenti di altri. Così Paul Cézanne disse «Monet non è che un occhio, ma, buon Dio, che occhio!».

Non manca il momento spettacolare con proiezioni sulle pareti, che consentono di immergersi in quel mondo in cui lui si moveva e quello che negli anni ha trasfigurato nella pittura. Per il visitatore è anche un’occasione per dei selfie irripetibili, come è del resto suggerito all’ingresso di queste zone.

All’uscita un altro ricordo è possibile grazie a un bookshop che offre un’ampia scelta, che va dai libri alle buste con riproduzioni di quadri, fino ai portaocchiali, le matite, i magneti ormai diventati un ricordo classico.

Alla fine è una mostra in cui immergersi alla scoperta di un grande momento di pittura. Si può cogliere l’influenza di pittori del passato, ma anche quella che la pittura di Monet avrà negli anni successivi, portando all’astrattismo. Diventa dunque un modo per capire quanto tutto sia legato e ogni momento artistico non sia fine a se stesso. Come anche i fatti esterni hanno una influenza sulla sensibilità artistica, ma anche la tecnologia del momento ha sempre avuto un ruolo di rilievo. Ora lo ha stimolando un avvicinamento a un mondo differente anche in un pubblico che quel mondo fino a quel momento non lo aveva cercato. Insieme ci si può sentire stimolati a riflessioni ulteriori che possono interessare la vita stessa di chi guarda.

Nelle foto, Claude Monet (1840-1926); Ninfee, 1916-1919 circa; Olio su tela, 130x152 cm; Parigi, Musée Marmottan Monet, lascito Michel Monet, 1966; Inv. 5098; © Musée Marmottan Monet, Académie des beaux-arts, Paris. Inoltre, momenti dell’allestimento della mostra.

Monet
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