Circeo il massacro visto al Teatro Litta MTM
Martedì 19 Marzo 2019

Circeo il massacro visto al Teatro Litta MTM

La pièce sorprende per come racconta un fatto reale e dà vita al punto di vista e i sentimenti della protagonista

Valeria Prina
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Dici Circeo e solo in seconda battuta pensi al mare. Così con Circeo il massacro, ora a Milano al Teatro Litta MTM, ancor più il pensiero va a quel massacro che ha cancellato per sempre l'innocenza di un Paese. Si scoprì che c'era chi era capace di violentare e ammazzare due ragazzine per il solo piacere di farlo. Anche la legislazione cambiò (anche se non subito) e lo stupro diventò delitto contro la persona e non più contro la morale.

La pièce non mette in scena il massacro avvenuto nel 1975, ma ci fa vivere il punto di vista e i sentimenti dell'unica salvatasi fingendosi morta.

«Ci vuole dire, signorina Donatella Colasanti»: il punto di vista è proprio il suo, anche dopo i fatti, impossibilitata a dimenticare, perché un fatto così non si dimentica («Ricordo tutto»), ma neppure ha avuto diritto all'oblio, causa l'importanza che il fatto ha avuto da un punto di vista giuridico. E il suo è un incubo fatto di inganni, violenza, che le domande perpetuano, a cui lei nel sogno cerca di ribellarsi, ma sappiamo che è impossibile.

Come tanti sassetti disseminati lungo il percorso durante la pièce si raccontano i fatti, nessuno inventato. A volte li ascoltiamo attraverso la voce degli attori e non solo delle attrici, perché questa violenza ferisce anche quegli uomini che pure sono innocenti.

Le due ragazze, 17 e 19 anni, con la scusa di partecipare a una festa vennero portate da tre cosiddetti ragazzi di buona famiglia, veri criminali, in una villa al Circeo e lì violentate, massacrate e infine messe nel bagagliaio di una macchina. Rosaria era stata annegata nella vasca da bagno e uccisa, Donatella si salvò fingendosi morta. Da allora, fino alla morte avvenuta a 47 anni, dovette ripercorrere tutti gli avvenimenti in tribunale, ma anche in infinite interviste, senza mai riuscire (e potere) dimenticare.

Elisa Casseri e Filippo Renda, autori di Circeo il massacro, scelgono un gran bel modo, tutto da scoprire, di raccontare i fatti, ma anche il dolore che non ha più fine. Ma anche chi o non ricorda o non si è documentato, aldilà di riferimenti di una cronaca che è diventata storia, coglie una violenza insinuante e il piacere della sopraffazione, che la pièce ben racconta (non vi diciamo come), con molte sorprese e colpi di scena e davvero notevole e significativa è la scena finale. Gli attori riescono a incarnare personalità differenti, con Carolina e Matilde (Arianna Primavera e Alice Spisa) entrambe a più sfaccettature, dalla ingenuità alla crudeltà, con Leandro (Luca Mammoli) più vittima e accondiscendente, fino a Luciano (Michele Di Giacomo) più intrigante, insinuante, misterioso, ambiguo, con un fondo di crudeltà, capace di canticchiare la musica più famosa di Profondo rosso per creare inquietudine (ma è anche un modo per segnare l’epoca, perché il film è ugualmente del 1975). E sono tutte personalità che non sono lontane dalla realtà (o possibile tale) e non solo di Rosaria Lopez e Donatella Colasanti.

Circeo il massacro
di Elisa Casseri e Filippo Renda
con Michele Di Giacomo, Luca Mammoli, Arianna Primavera e Alice Spisa
regia di Filippo Renda
Produzione Teatro delle Donne / Idiot Savant
A Milano al Teatro Litta MTM dal 14 al 24 marzo 2019

Circeo

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