Chiara Ferragni direttrice ospite di Grazia: «Il documentario sulla mia vita è stata quasi una seduta di psicanalisi»
Giovedì 29 Agosto 2019

Chiara Ferragni direttrice ospite di Grazia: «Il documentario sulla mia vita è stata quasi una seduta di psicanalisi»

Antonio Galluzzo
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«A 20 anni avevo l’idea fissa di realizzare qualcosa di importante, e l’impressione che il tempo si stesse accorciando per realizzare questo qualcosa, pensavo di essere in ritardo. Ogni giorno era un giorno in meno», così Chiara Ferragni si racconta a Grazia, nel numero speciale in edicola oggi, di cui è direttrice ospite.

Nell’intervista al settimanale diretto da Silvia Grilli, ricorda gli inizi e la voglia di raccontarsi nata nei filmini di famiglia, il debutto sul web, le prime sfilate seguite in piedi, fino agli inviti ai più importanti eventi di moda: «È passato del tempo per ottenere l’invito e anche il “plus one”: invito più “plus one”, e sei qualcuno». «Tutti si conoscevano, e nessuno conosceva me», continua. «Avevo paura di non riconoscere le celebrità, o di vestirmi in modo non consono. Sentivo la gente chiedersi: “Ma questa chi è?”. Oppure: “Durerà poco, sei mesi e sparisce”».

E oggi, alla vigilia della presentazione del documentario sulla sua vita Chiara Ferragni – Unposted, nella Selezione Ufficiale – Sezione Sconfini della Mostra del Cinema di Venezia, commenta: «È stata un’esperienza incredibile, quasi una seduta di psicanalisi. Per me, abituata a raccontarmi direttamente, lasciarmi raccontare non era facile».

Di sé rivela una doppia anima: «Da una parte, sul lavoro, mi considero adulta, professionista. Dall’altra, sul personale, bambina precoce. Quando sono rimasta incinta, mi sentivo ragazza madre, giuro, e non perché non ci fosse il padre. Avevo trent’anni, ma ero comunque la prima tra le mie amiche a diventare mamma». Il bambino è arrivato in un mondo di giocattoli: «C’erano quelli di Fedez», precisa. E grazie al marito sui social è arrivato anche «un pubblico di bambini di 6-7 anni che prima non mi seguivano, non sapevano nemmeno chi fossi».

L’imprenditrice digitale da 17 milioni e 200 mila follower è impegnata anche in una battaglia contro il cyberbullismo: «Vorrei realizzare in futuro progetti concreti. Penso alle ragazzine di 12-13 anni, se non più piccole. Le conseguenze ai commenti negativi possono essere devastanti, non solo per l’autostima. Un tempo il giudizio era della scuola, del paese. Ora è del mondo». Se avessi dovuto dar retta agli haters, mi sarei fermata nel 2010. E sì, sarei sparita come dicevano loro», conclude.

Ferragni

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