Cate Blanchett: “Spero e mi auguro che Venezia sia non solo una grande celebrazione di storie, ma anche del nostro modo di essere tutti vicini e connessi”
Giovedì 9 Luglio 2020

Cate Blanchett: “Spero e mi auguro che Venezia sia non solo una grande celebrazione di storie, ma anche del nostro modo di essere tutti vicini e connessi”

Antonio Galluzzo
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A raccontarsi nel numero di Grazia di questa settimana è Cate Blanchett. L’attrice australiana, 51 anni, a settembre guiderà? la giuria della Mostra del Cinema di Venezia, il primo festival dal vivo dopo i mesi di quarantena: «Lo staff della Mostra del cinema di Venezia e? stato incredibilmente creativo nel cercare modi per rendere possibile questa edizione. Il festival sara? molto inclusivo, un incrocio fra Asia, Europa e Americhe. Inoltre mai come ora l’industria del cinema e? centrale nelle nostre vite». – spiega al magazine diretto da Silvia Grilli - «Divorare libri, serie tv, podcast, film e? stato quello che ci ha tenuti vivi in questo periodo. L’intrattenimento ci ha dato una prospettiva, ci ha infuso fiducia. Spero e mi auguro che Venezia sia non solo una grande celebrazione di storie, ma anche del nostro modo di essere tutti vicini e connessi».

Cate e? anche la protagonista di Stateless, la serie che denuncia il lato oscuro dei campi di rifugiati in Australia, in onda su Netflix dal 9 luglio. Si tratta di una serie basata su storie e vicende reali e a questo progetto la diva ha lavorato per cinque anni. A Grazia confida qual e? stata la sfida piu? grande in quest’avventura di sceneggiatrice, produttrice e interprete: «Non smettere di essere testarda e cercare la forma giusta per raccontare una situazione al limite. Dopo tante ricerche e interviste, inoltre, dovevamo capire quali delle storie raccolte avrebbero avuto senso e sarebbero state emblematiche anche con il passare del tempo. Piu? andavamo avanti e piu? il racconto aveva un valore internazionale». E interpellata se il suo ruolo di ambasciatrice dell’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, sia stato una molla per il suo lavoro risponde: «La spinta e? venuta dall’essere australiana e dal voler sapere che cosa stesse accadendo ai rifugiati. Sono sempre orgogliosa del mio Paese, ma mi vergognavo nel vederlo protagonista di una simile vicenda». «Volevo piu? consapevolezza, svelare che cosa ci puo? essere dietro certe politiche sugli stranieri», dichiara a Grazia. 

Grazia

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