Cabaret Sacco & Vanzetti visto al Teatro Filodrammatici
Venerdì 21 Febbraio 2020

Cabaret Sacco & Vanzetti visto al Teatro Filodrammatici

Dramma, risate, canzoni per raccontare la storia vera di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti

Valeria Prina
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La storia come non te la aspetti: è Cabaret Sacco & Vanzetti, ora a Milano al Teatro Filodrammatici. E’ uno spettacolo che vive di contrasti: Storia drammatica e risate, accuse e canzoni, letti della quotidianità e carcere, raccontato, anticipato attraverso la scenografia. Che è fatta di reti metalliche appese in verticale, evidenti letti di poco costo, ma presto, sulla scena, sbarre di un carcere.

I nostri protagonisti vengono da un passato fatto di povertà (e di speranza) e non prevedono che il loro sarà un futuro drammatico, più grande di loro. I due attori, Raffaele Braia e Valerio Tambone, rispettivamente Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, sembrano animati da una urgenza di raccontare questa storia, anche sovrapponendo le loro voci. E’ la storia di molti: anche loro, come molti italiani, all'inizio del ‘900, arrivano come emigranti negli Stati Uniti da paesi uno del Sud e l'altro del Nord. Per vari anni le loro vite non si incrociano: ad avvicinarli sono motivi politici, prima il comunismo e poi la fede anarchica. Finché a intrecciare i loro destini è l’accusa di omicidio durante una rapina. Loro si proclamano innocenti, le testimonianze sono chiaramente barcollanti, ma la condanna arriva implacabile: sarà sedia elettrica. E’ la storia scritta sui libri e che in anni più recenti ha portato a una totale assoluzione e riconoscimento di completa estraneità ai fatti di cui accusati. Sulla scena il racconto prende strade molto meno tradizionali, affiancandovi momenti cantati, altri decisamente comici, perché si ride sentendo la difesa dei due imputati in un inglese ben poco oxfordiano: facile pensare a una famosa gag di Totò, ma non molto lontano da quell'inglese broccolino che realmente gli italiani di allora parlavano a New York. Momenti comici, altri più marcatamente da cabaret, ma anche la citazione di un personaggio anarchico volato giù - non sua sponte, naturalmente - dalla finestra: siamo all'inizio del ‘900, non nel ’69. Il riferimento appare molto chiaro. Come chiari sono i motivi che additarono facilmente i due italiani come colpevoli: fede anarchica in contrasto con le regole tradizionali, immigrati italiani, lavori umili, cultura bassa, difficoltà a esprimersi in un inglese corretto e contemporaneamente desiderio di trovare velocemente dei colpevoli. Cambi il colore della pelle ed ecco i riferimenti all'attualità americana.

Il cinema ci aveva già raccontato questa storia, Joan Baez ha cantato Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Sono ricordati come due eroi vittime di un sistema, ma qui è la loro umanità che emerge, antesignani di fatti che sono anche oggi possibili. Come è possibile un modo diverso di raccontare dei fatti senza travisarne l'essenza e citando dati e date, attraverso la chiave dello spettacolo, che come in questo caso mixa parti cantate a cappella, sovrapposizioni di parole, movimenti scenici, momenti comici e altri drammatici, mentre quelle reti metalliche della scenografia si trasformano in sbarre di carcere, le luci giocano sui colori, dal blu iniziale al rosso, fino a un verde-bianco-rosso che sottolinea l'italianità di questi personaggi storici. E’ uno stile contemporaneo, che prende il sopravvento per parlare di storia a teatro, senza utilizzare linguaggi accademici.

Cabaret Sacco & Vanzetti
drammaturgia Michele Santeramo | musiche Papaceccio MMC e Roberta Carrieri
con Raffaele Braia (Nicola Sacco) e Valerio Tambone (Bartolomeo Vanzetti)
progetto e regia Gianpiero Borgia, produzione Teatro dei Borgia
foto di Luca Del Pia
A Milano al Teatro Filodrammatici, dal 18 al 23 febbraio 2020

Cabaret

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