Ballando sul Mondo con Agata Moschini - intervista
Lunedì 4 Ottobre 2021

Ballando sul Mondo con Agata Moschini - intervista

Cristian Pedrazzini
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Agata Moschini è ballerina da sempre, da quando piccolissima impara prima a danzare che a camminare. Ancora incerta sulle gambe, a soli due anni e mezzo, muove i primi passi di danza che la portano ad entrare in quella che sarebbe diventata la sua vera casa: la sala prove. Un amore che la mamma, insegnante di lettere e filosofia e papà, ingegnere informatico, con la passione per la pittura e la danza, le hanno trasmesso permettendole di scegliere l’arte come mestiere. Il forte legame con il nonno che segue in televisione il concorso, la convince a partecipare alle selezioni di Miss Italia, spalancandole le porte della finale di Fiuggi, dove però, Agata non andrà. Agata è una bella ragazza, ma non sono i concorsi di bellezza che vuole, perché è il ballo a scorrerle nelle vene e come una sirena, non può lasciare il mare, così per lei è impossibile non sollevarsi sulle punte. A Fiuggi ci andrà ma a vincere il Premio Fantastica nella categoria ballo, vincendo il titolo e una borsa di studio per un anno di studi all’Accademia a Roma, da lì una carriera importante che l’ha vista ballare alla Scala, in televisione, al cinema e oggi si racconta per noi, nell’apice della sua carriera, senza nascondere le ombre e le difficoltà di una professione che non sempre viene considerata con il rispetto che merita.

Che cosa ricordi del tuo ingresso in quella sala prove, che sarebbe diventata la tua casa?

Ero talmente piccola e probabilmente ho imparato prima a ballare che a camminare. La sala prove è diventata la mia casa, davvero. Ho sempre saputo che quella era il mio mestiere, la mia essenza. La sala prove è tappezzata di fatica, di impegno, ma è lì che ho avuto anche le più grandi soddisfazioni e la consapevolezza di ciò che ero. Ho avuto la grande fortuna di avere una insegnante di danza che invece dei soliti saggi, ci preparava a veri e propri spettacoli. I maestri erano ballerini del Bellini di Catania e la scuola, aveva come principio fondante, la disciplina.

Quanto è stato importante nella grande tempesta dell’adolescenza, avere questa grande passione?

È stato fondamentale, ma mi è costato molto. Ero sempre quella che non usciva, che rinunciava agli amici e al cinema del sabato pomeriggio. Ho vissuto la mia vita ballando: quella era la mia priorità e nessuna rinuncia mi avrebbe potuto distogliere dal mio obiettivo. Ho ancora di quegli anni, una sola vera amica che al tempo ballava con me ma che ad un certo punto, ha lasciato; oggi è sposata ma siamo legate ancora come allora e mi dice: “Sei diventata quello che avrei voluto essere io”. L’arte riempie la vita, ma un po' isola, inevitabilmente. Nella danza, poi, c’è molta competizione e non è facile farsi amicizie vere.

Cosa ti sentiresti di dire a un giovane che volesse intraprendere questa carriera?

Direi di studiare per farsi trovare pronti. Di imparare a resistere, nonostante le porte in faccia, i no. Spesso è difficile farsi largo in quest’ambiente, perché spesso non si viene scelti non perché non si è all’altezza ma solo perché per motivi di equilibri, scelgono un gruppo già coeso. È terribile sentirsi fare i complimenti ad un provino e ricevere poi l’ennesimo no. La costanza, alla lunga, premia.

Nella tua carriera nutrita di successi, c’è la Scala di Milano, la televisione, il cinema. Cosa differenzia queste sale prova?

L’ambiente televisivo è molto diverso dalla sala prove teatrale. Nell’ambiente della TV sono tutti acchittati, perfetti, firmati, mentre invece la sala prove teatrale è più “vera”, si suda, si fatica tutto il giorno e non c’è tempo per perdersi in cose inutili. Per me cresciuta a teatro, è stato un bel salto e all’inizio non è stato per niente facile adattarmi.

La sala prove più bella?

La sala più bella è senz’altro quella di Due ragazzi Irresistibili con Gianfranco D’Angelo ed Eleonora Giorgi, insieme a quella del Il Bagaglino. Tra i tanti lavori ricordo l’impegno con Gino Landi e la sua immensa professionalità al Quatar Marine Festival, a Doha e l’esperienza importante con Carlo Conti con il quale ho lavorato dieci anni.

Quanto è difficile come ballerina farsi strada?

Per una ballerina è molto difficile farsi spazio in Italia, nella danza classica, c’è la prima ballerina, il resto è corpo di ballo. Nel varietà, per esempio dopo Heather Parisi e la Cuccarini, non ci sono più state figure di spicco. Loro erano la Show girl per antonomasia, che in seguito è totalmente sparita, forse anche perché dopo Pippo Baudo, abbiamo perso un certo tipo di spettacolo. Se poi aggiungiamo che le agenzie non hanno una grande considerazione per la ballerina come artista, si capisce come sia ancora oggi una figura professionale un po' bistrattata.

Una vita dedicata alla danza: come ha condizionato le relazioni e la tua vita privata in genere?

Nella danza c’è molta competizione e non è facile farsi amicizie vere. Ho poche amiche che mi tengo strette sulle quali, però, so di poter contare. Ho evitato di frequentare ballerini o comunque persone del mio ambiente, tenendo separato il lavoro dal privato. Ho dato sempre la priorità al lavoro, mettendo da parte l’amore, ma è l’amore che ha trovato me. Ho incontrato per la prima volta il mio compagno, nel 2006, ad una cena nel suo ristorante. Mi aveva colpito, ma come sempre, pensai che non fosse il caso. In quel momento Roma era tappezzata di mie fotografie per una campagna pubblicitaria e lui, quella sera, mi aveva riconosciuta. Ci siamo ritrovati per caso o per destino tre anni fa e da allora non ci siamo più lasciati. Io sono spesso via per lavoro anche per lunghe tournée, lui è un imprenditore ma nonostante tutto la nostra relazione ha trovato il giusto equilibrio, a dimostrazione del fatto che quando è l’amore a trovarci, non abbiamo scampo, fortunatamente!

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