Antonella Ruggiero si racconta in occasione di ‘Trino Sacra’
Martedì 9 Aprile 2019

Antonella Ruggiero si racconta in occasione di ‘Trino Sacra’

A tu per tu con la voce leggendaria in occasione del concerto a Trino Vercellese il prossimo 13 Aprile

Cristian Pedrazzini
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Antonella Ruggiero è pronta a incantare ‘Trino Sacra’. Si esibirà infatti alle ore 21.45 nella Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo a Trino (VC), a seguito della festosa processione per le vie del Comune delle confraternite locali, arricchite dalla copiosa partecipazione anche di quelle provenienti dal resto del Piemonte, e tutte in cappe storiche, per la prima edizione di una manifestazione fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale.

Perché, a Trino, le confraternite “sono preziosi poli aggregativi e sociali da secoli lontani fino a oggi di cui andiamo fieri” dichiara soddisfatto il Sindaco Daniele Pane. E ‘Trino Sacra’ “costituisce il recupero tangibile di un aspetto della nostra cultura che merita di essere celebrato a dovere, oltre a offrire l’occasione a chi verrà da fuori di apprezzare il nostro territorio”, gli fa eco il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Roberto Rosso.

La prima vocalist dei Matia Bazar è un’artista dal percorso unico e irripetibile. Capace di scalare sia le vette delle classifiche mondiali che quelle del cuore, sempre alla ricerca di nuove emozioni in perfetto equilibrio tra antico e moderno, presente e passato, tradizione e innovazione.

Buongiorno, Antonella: Lei è la voce-strumento per antonomasia della musica italiana.
Di avere una vocalità particolare, del tutto naturale, l’ho scoperto da subito, sin da bambina: nel senso che ho sempre cantato tra me e me. Non ho mai fatto cose che avessero a che fare con i concorsi, mai nella vita. Poi, crescendo e sviluppando una coscienza umana particolare, col tempo è arrivata la consapevolezza di poterla utilizzare per cantare cose interessanti, e talvolta importanti.

Tra i molteplici repertori che esegue, ve n’è uno cui è particolarmente legata?
Dal 1996 a oggi, in veste di solista, viaggio continuamente all’interno delle musiche più disparate ma sempre tutte molto intense. Progredendo quindi in queste arricchenti esperienze con una moltitudine di musicisti e strumentisti di varie aree, origine ed estrazione, mi sono sempre via via più appassionata specialmente a ciò che è legato anche alla musica più antica, sacra: la musica scollegata decisamente dalle canzoni. La musica sperimentale, come quella contenuta in ‘Pomodoro genetico’, disco del 2008 realizzato a quattro mani con Roberto Colombo, mio storico produttore. Proprio per via di questo eclettismo intrinseco, decisamente preferisco questi generi che mi danno la possibilità di spaziare totalmente senza avere delle regole legate alla musica e alla struttura.

Libertà vuol dire creatività, per Lei?
Libertà anche d’improvvisazione, soprattutto. Mi rendo infatti conto anche che la voce come strumento può lavorare in maniera a volte stupefacente anche per me che emetto dei suoni. E questo è il bello di avere dei musicisti che mi seguono, capendo all’istante come accompagnarmi con gli strumenti senza avere una struttura preordinata.

Quale il segreto del sodalizio umano e artistico con Roberto Colombo, musicista di fama internazionale?
E’ molto semplice. Amiamo entrambi un certo tipo di musiche che provengono dal mondo. Musica che non passerà mai in radio, che non si trova quasi mai in certi luoghi dove si fa o si vende musica. Musica che bisogna andarsela a cercare, musiche antiche ed elettroniche. Poi, vivendo anche a Berlino è chiaro che c’è questa interessante frequentazione di certe musiche che bazzicavamo personalmente insieme dalla fine degli anni Ottanta. Nonostante allora con i Matia Bazar cantassi ben altro, ascoltavo i miei gruppi preferiti dell’epoca come i Kraftwerk, e lui compiva le sue ricerche, i suoi esperimenti. Siamo per le stesse cose dal punto di vista quotidiano e umano, stare in sintonia ci viene naturale.

Lei vive a Berlino?
Viviamo sia là che qua, nella campagna brianzola, a contatto con la natura, questo è fondamentale. E’ una città che conosciamo ormai da moltissimo tempo, che offre moltissimo da questo punto di vista, anche sotto il profilo del contatto diretto con l’ambiente, dei laghi, dei fiumi, delle foreste. La natura non deve mai mancare.

Esiste una canzone portata al successo da altri che avrebbe voluto fosse stata invece scritta per Lei?
Sono tante: non potrei dirne una, assolutamente. Ogni tanto ne arrivano di magnifiche dal passato, dal presente è un po’ meno facile. Succede a tutti di avere delle musiche che ci si parano davanti e dire: “Oh, guarda che feeling con questo brano”. Ammetto comunque di sentire una magia particolare con alcuni pezzi.

Lei è una persona di fede, o di spiritualità?
L’osservazione della natura che ho avuto e che continuo a fare sin da quando ero veramente piccola, da quando ho avuto modo di aprire gli occhi e capire che cosa mi succedeva intorno, è sempre stato per me un’indicazione molto importante che collego e comunque avvicino a quello che comunemente si chiama Dio. Poi ogni religione ha delle formule, dei rituali, ha tante cose che mi interessano sicuramente meno perché molto spesso possono condizionare l’essere umano, quindi la libertà di avere una visione alta dell’esistenza è scollegata appunto da imposizioni che alle volte vi sono.

Come affronterà ‘Trino Sacra’?
Naturalmente, ogni volta che mi appresto a cantare in un luogo sacro, qualcosa cambia come atteggiamento mentale. Si tratta di contesti importanti, dal momento che tante persone vi entrano e naturalmente lasciano lì i propri pensieri, desideri e speranze. Sono luoghi sacri da un punto di vista prima di tutto umano, e quindi a Trino, insieme a Mark Harris e Roberto Colombo realizzeremo un concerto, intitolato ‘Sacrarmonia’ che fa parte sia della tradizione sacra antica ma con dentro anche alcuni miei brani. Quelli del mio repertorio solista dal ‘96 in poi, ove comunque sia il testo che le atmosfere sono totalmente adatte a un luogo e un repertorio simile, a un tema di spiritualità.

Ha un aneddoto, in proposito?
Ritornando a Berlino, tanti anni fa ho realizzato un concerto nella sinagoga, l’unica rimasta in piedi durante la ‘Notte dei Cristalli’, perché dentro un cortile. Riconosco che cantare lì certi brani scari è stato veramente molto intenso, soprattutto perché facevano parte in larga misura per lo più della tradizione ebraica. Quindi i luoghi sono estremamente importanti così come lo è altrettanto realizzare certi concerti in ambiti meramente naturali: magari in montagna o davanti a un tramonto, innanzi al mare aperto. Il collegamento tra musica e natura è un’unica cosa: e, a un certo punto, diventa proprio un cerchio che racchiude in sé tutta la bellezza stessa della vita.

Antonella Ruggiero si racconta in occasione di ‘Trino Sacra’

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