A Casa Tutti Bene, un film di Gabriele Muccino al cinema dal 14 febbraio - Intervista al regista
Venerdì 2 Febbraio 2018

A Casa Tutti Bene, un film di Gabriele Muccino al cinema dal 14 febbraio - Intervista al regista

Antonio Galluzzo
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A Casa Tutti Bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

"Con quale spirito è tornato a lavorare in Italia?"
"Dopo 12 anni di vita e di lavoro a Los Angeles, dopo aver viaggiato fisicamente ed emotivamente in luoghi lontani scoprendo cose che mai avrei immaginato, il mio è un vero ritorno a casa, anzi una sorta di ritorno ad Itaca di un Ulisse un po' più adulto, che ha visto e vissuto tanto. Fare film permette di aprire la mia finestra sul mondo e restituire il mio sguardo da esploratore e osservatore. Qui c’è forse una sintesi di quello che ho realizzato finora".

"Che cosa succede in scena?"
"A casa tutti bene è un titolo che rispecchia la condizione di una grande famiglia vissuta al riparo di una maschera di ipocrisia fino al momento in cui gli argini si rompono. Questo accade quando gli invitati alle nozze d’oro dei nonni vengono costretti a fermarsi oltre il previsto sull'isola che li ospita.
Per festeggiare e farsi festeggiare sulla stessa isola in cui si era sposata 50 anni prima, Alba (Stefania Sandrelli) raccoglie intorno a se e a suo marito Pietro (Ivano Marescotti) tutti i suoi familiari: i tre figli Carlo (Piefrancesco Favino), Paolo (Stefano Accorsi) e Sara (Sabrina Impacciatore), generi e nuore ma anche cugini vicini e lontani, un'anziana zia e nipoti adolescenti.
Tutti i familiari rimangono bloccati sull’isola a causa di una tempesta che impedisce ai traghetti di ripartire. Finiscono allora per convivere nella villa di famiglia per tre lunghi giorni e questa condizione forzata riaccende e fa esplodere tensioni sopite o anestetizzate dal tempo e lascia emergere irrequietezze, infelicità, frustrazioni, tradimenti e gelosie con cui tutti, condividendo spazio e tempo senza possibilità di fuga,saranno costretti a misurarsi".

"Che cosa le stava a cuore affrontare?"
"La complessità dell'animo umano e delle relazioni, a tutte le età, una sorta di carotaggio, una trivellazione per estrarre e rappresentare le varie fasi delle nostre esistenze e una riflessione su come tutti noi possiamo fingere di essere migliori di quello che siamo e seguire codici di comportamento o regole di buone maniere che limitano le nostre azioni soltanto per un tempo limitato. Se questo tempo viene esteso e si va “fuori programma” si entra inevitabilmente in una zona non protetta in cui le dinamiche di facciata saltano e si aprono quelle comportamentali delle nostre vere nature che possono molto facilmente portare a confronti, conflitti, esternazioni anche furibonde e moti emotivi di ogni forma. Persino innamoramenti inaspettati.
Attraverso la famiglia si raccontano le dinamiche delle grandi relazioni tra uomini e quindi la società tutta. I familiari che nel nostro film vengono a trovarsi a stretto contatto tra di loro, appartengono a diverse fasce sociali, hanno sofferenze finanziarie e inquietudini esistenziali. I bambini e gli adolescenti sono i testimoni impreparati e passivi di un mondo di adulti in tumulto.
C’è chi comprende e chi non comprenderà mai, chi ha compiuto il suo viaggio e chi è ancora nella  tempesta della propria vita. Gli adulti sono persone smarrite che cercano di essere migliori di quanto siano. Sono proiettati in avanti, soli con il proprio ego, lanciati verso un futuro che ritengono ancora possibile, carichi di voglia di ricominciare, apparentemente ignari del tempo che è passato e della irreversibilità dei propri errori".

"Secondo lei si tratta di dinamiche particolari di questo momento storico o eterne?"
"Ho cercato di raccontare la società del nostro Paese, non necessariamente solo quella di oggi, e lo sforzo esplicito o sotterraneo di sopravvivere, di "rammendare" il passato, rimediare, migliorare il domani e ripartire. Ho cercato di realizzare un affresco che raccontasse la vita tra pathos, emotività e spasmo febbrile nella ricerca della felicità, un film che fosse senza tempo e che riflettesse uno stato di inquietudine sicuramente tipico dei nostri giorni ma che presumo e sospetto sia stato figlio di ogni epoca. La famiglia è nata insieme al primo villaggio primordiale, è un contenitore di vita e quindi di tutte le dinamiche di sopravvivenza della vita stessa. La famiglia è il nostro luogo di partenza, di fuga e di ritorno".

"Con quali criteri ha selezionato i suoi interpreti?".
"Ho cercato di essere come in passato attentissimo a chi scegliere e per farlo ho incontrato ad uno ad uno attori e attrici che credevo giusti per il ruolo, ho chiesto a tutti di leggere stralci di scene e a quasi tutti di sottoporsi ad uno o più provini prima di fare le scelte definitive. Poi li ho osservati e guidati durante le prove per fortificare la giusta alchimia tra loro. Il momento di selezione, ricerca e sperimentazione di alcune idee su certi interpreti è stato fondamentale perché la nostra famiglia prendesse corpo e fosse viva ed autentica come l'avevo pensata. All'inizio della fase di scrittura del copione sapevo che avrei voluto per il ruolo della madre Stefania Sandrelli e per quelli dei suoi figli Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore. A loro si sono poi aggregati gli altri e tutti si sono rivelati davvero complementari".

"Che tipo di atmosfera si è poi creata sul set tra lei e il cast?"
"Gli attori hanno capito subito tutti che la grande famiglia viveva come tale, non c'erano ruoli minori e secondari, erano tutti insostituibili e parte di un' unica entità con molte teste che nel corso della vicenda sarebbero entrate in forte confronto tra loro. Ogni interprete ha rivelato grandissima professionalità, generosità, talento e passione. La profonda comprensione da parte di tutti gli attori dei personaggi che andavano ad interpretare, li ha coinvolti e aiutati nel restituire grande autenticità e coesione di intenti, che è secondo me una qualità fortemente percepibile sullo schermo. Le loro dimensioni sono talmente ricche che anche quando non appaiono al centro di una sequenza ma solo sullo sfondo sono sempre presenti e necessari creando una fortissima sensazione di immediatezza, qualità che secondo me conduce il film ancora più in là rispetto a quanto avrei sperato. Sono stati sempre tutti a bordo di questa avventura soggiornando stabilmente ad Ischia per l’intera durata della lavorazione e credo di poter dire che si sono sentiti tutti protetti dal mio sguardo".

"Quanto è stata importante per lei la lezione del cinema italiano del passato?"
"Ho voluto diventare un regista grazie a tanti capolavori degli scorsi decenni, la mia passione e il mio innamoramento per i grandi film e i grandi registi mi sono rimasti sotto pelle, tatuati nella conoscenza della vita (due delle attrici di A casa tutti bene, Stefania Sandrelli e Sandra Milo, provengono direttamente da quel cinema...) e hanno rappresentato il midollo spinale di questa nuova storia come riferimento di scrittura e di messa in scena. Voglio bene a tutti i componenti di questa famiglia, con tutte le loro debolezze e fragilità: per me sono tutti degli eroi, dei sopravissuti, dei combattenti e per questo la mia simpatia e la mia empatia nei loro confronti è assoluta".

"Che rapporto si è creato invece con il suo direttore della fotografia americano Shane
Hurlbut?"
"Avevamo lavorato insieme negli Stati Uniti sul set di Padri e figlie e questa nostra storia in comune mi ha permesso di poter contare su di lui e sul suo gusto estetico oltre che sentirmi rassicurato nell'estrema complessità di tante sequenze: tanti personaggi in scena, piani sequenza lunghi e frenetici entrando e uscendo dalla casa e girando a 360 gradi intorno agli attori creando di fatto un palcoscenico vero e proprio sempre illuminato".

"Come mai ha scelto di girare il film interamente ad Ischia?"
"Il luogo del film è di fantasia ma era necessario per noi un set in grado di accoglierci tutti, di creare una intimità che si riflettesse sulla scena e di rivelare quel paradossale contrasto tra la bellezza della natura, del luogo “metafora” della storia e la prigionia forzata a causa del mare agitato. Ischia è splendida e ci ha preso per mano portandoci a raccontarla nei suoi scorci incredibilmente suggestivi".

A_Casa_Tutti_Bene

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