A Casa Tutti Bene, un film di Gabriele Muccino al cinema dal 14 febbraio - Intervista a Pierfrancesco Favino
Sabato 10 Febbraio 2018

A Casa Tutti Bene, un film di Gabriele Muccino al cinema dal 14 febbraio - Intervista a Pierfrancesco Favino

Cristian Pedrazzini
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A Casa Tutti Bene è la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d’Oro dei nonni sull’isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

"Chi è il suo personaggio e quanto c’è di lei in scena?"
"Il Carlo che interpreto e il suo andirivieni emotivo tra la moglie attuale e la precedente che gli hanno dato ognuna un figlio, porteranno molti spettatori a ritrovarsi nelle sue vicende. Dopo aver costituito negli anni due famiglie diverse è ancora inquieto e insoddisfatto e si capisce che, se dipendesse da lui, continuerebbe all'infinito a restare in quella condizione di mutismo sentimentale di uomo "indeciso a tutto". Ognuno di noi attori ha portato in scena una parte di sé vicina al personaggio che Gabriele Muccino aveva avuto la capacità di intravedere; nel caso di Carlo forse potrei avere in comune con lui solo il suo desiderio di far stare bene tutte le persone che gli sono intorno e di fare quadrare la sua vita".

"Come è stata la lavorazione del film che vede un cast così numeroso ed importante, quasi sempre in scena contemporaneamente?"
"Un'isola è già di per sé un luogo di separazione dalla vita quotidiana e questo set particolare ha aiutato a concentrare le energie di tutti gli interpreti e anche un po' ad isolarci, come succede ai nostri personaggi nel corso del racconto. Ho rivisto Muccino con lo stesso entusiasmo e la stessa freschezza ed energia de "L'ultimo bacio" ma con 15 anni in più di esperienza, ci siamo ritrovati più cresciuti ma con la stessa voglia di dare il massimo. Gabriele ama molto girare lunghi piani sequenza che conferiscono una forte teatralità alla presenza in scena di un attore e gli offrono un bel modo di essere impegnato all'interno del processo creativo, lui non si accontenta mai fino a quando non ottiene quello che cerca, non dà mai per buona subito una sequenza ma vuole fare sempre meglio e, per cercare insieme a lui le soluzione migliori, si è circondato di tante persone che davanti alla sua cinepresa condividevano lo stesso desiderio. Ognuno di noi, anche quando non era al centro di una certa sequenza, era comunque presente ogni giorno sul set, magari solo per un passaggio fugace sullo sfondo, o per pronunciare comunque le sue battute fuori campo a beneficio del collega di turno inquadrato all'interno della propria vicenda: c'era sempre qualche raccordo o disegno da completare, c'era comunque un'inventiva e un processo creativo comune in corso da assecondare. Questo tipo speciale di riprese ha dato tanto al film e ci ha permesso di ritrovarci tutti legati da una relazione complice e profonda".

"Le riprese di questo film sono diventate quasi leggendarie: cosa porta a casa di questa esperienza?"
"Gabriele ha colto certe dinamiche che appartengono a tutte le famiglie italiane in cui in tanti si riconosceranno, ha saputo riunire una serie di attori che presto si sono ritrovati con la sensazione di conoscersi profondamente da sempre, sia chi era già amico di qualcun altro che i nuovi arrivati, niente sembrava forzato o fuori luogo. Forse molta parte della nostra vita è entrata direttamente all'interno della storia che stavamo raccontando, ci siamo trovati tutti uniti e solidali senza rivalità e competizioni e si sa che questo stato di grazia non è affatto scontato quando si gira un film che vede in scena tanti attori. Un giorno quando abbiamo girato la scena del pranzo di famiglia, mi sono sorpreso a percepire davvero tutti i compagni di lavoro che avevo davanti a me come se fossero davvero i miei familiari, guardavo Giampaolo Morelli e pensavo che lui non avrebbe potuto essere altro che mio cognato. Quando a un certo punto della lavorazione sono venuti a trovarci ad Ischia i nostri veri familiari hanno rappresentato per noi una sorta di specchio, hanno percepito un'unione e un legame tra noi che non era solo professionale ma anche personale: il fattore umano delle persone che lavorano ad un progetto comune conta sempre moltissimo e ogni tanto deborda come è avvenuto questa volta. Credo che Gabriele sia riuscito a dar vita ad un film con un respiro diverso e insolito, grazie al suo desiderio di raccontare senza paura le emozioni e un certo tipo di italianità e per permettersi di girare un film così difficile e inconsueto nel cinema italiano di oggi.
E’ stata determinante la collaborazione della produzione, che si è rapportata con tutti noi con grande attenzione e rispetto, ma anche la disponibilità completa di cast e troupe ad adattarsi a fare di necessità virtù per arrivare al miglior risultato finale. Quello che mi sono portato dietro da un punto di vista professionale è stata la piacevole scoperta di persone di formazione, estrazione e generazioni diverse che si muovevano e sentivano all'unisono parlando una lingua insperatamente comune e la sensazione di aver contribuito a realizzare, con la collaborazione preziosa di tutti, qualcosa in cui lo spettatore possa riconoscersi profondamente. Per quello che riguarda poi la mia vita personale confesso che non è stato semplice andare via da Ischia, eravamo tutti emozionati e commossi come una vera famiglia che si stava separando ma sapevamo che comunque avremmo continuato a sentirci e vederci e che saremmo stati tutti legati per sempre".

 

A Casa Tutti Bene, un film di Gabriele Muccino al cinema dal 14 febbraio - Intervista a Pierfrancesco Favino

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